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Fotografia delle rinnovabili
elettriche italiane
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Il tetto dei
1.200 MW fissato dal nuovo conto
energia per il fotovoltaico italiano
sarà raggiunto già nel corso del
mese di aprile. Ed entro fine anno
l’installato arriverà a 2.500 MW.
Nel 2009 l’Italia è stata il secondo
paese al mondo per nuova potenza
installata nel fotovoltaico con 730
MW, mentre le energie rinnovabili
nel loro complesso sono arrivate a
soddisfare quasi il 19% del
fabbisogno elettrico. Ma con gli
incentivi che abbiamo si potrebbe
fare anche di più, non fosse per i
soliti ostacoli: incertezza
normativa e rete inadeguata. È una
fotografia aggiornatissima della
diffusione delle fonti rinnovabili
in Italia quella fornita da Gerardo
Montanino, direttore della Divisione
Operativa del GSE.
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Nel 2009 l’energia pulita made in
Italy ha soddisfatto il 18,8% del
fabbisogno elettrico lordo. Ma quel
che si nota è che a crescere di più
sono state le nuove rinnovabili come
eolico, biomassa e fotovoltaico.
Certo, la principale fonte
rinnovabile rimane l’idroelettrico,
che pesa per il 72% del totale
dell’elettricità prodotta da
rinnovabili (47.534 GWh), ma inizia
a perdere terreno rispetto all’anno
scorso quando contava per l’87%.
Nella classifica
dell’energia prodotta nel 2009
seguono biomasse e rifiuti
biodegradabili con il 10% (6.300 GWh),
l’eolico con il 9% (6.087 GWh), la
geotermia con l’8% (5.347 GWh) e il
fotovoltaico con l’1% (750 Gwh).
Impressionante la crescita del
fotovoltaico: +135% rispetto
all’anno scorso. Come detto,
Montanino prevede che alla fine del
prossimo mese l’Italia raggiunga già
il tetto dei 1.200 MW installati che
è il limite massimo di potenza
incentivabile previsto dal nuovo
conto energia (DM 19/2/2007) valido
fino al 31 dicembre 2010 e che però
concede altri 14 mesi (24 per gli
enti pubblici) prima
dell’esaurimento delle domande
accettabili.
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(Fonte: Qualenergia, 25/03/10) |
Boom dei
pannelli solari: primato nazionale
alla Puglia
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Il Conto Energia
fa da traino al business del
fotovoltaico al Sud: nel 2009 sul
territorio meridionali sono entrati
in funzione impianti per una potenza
complessiva pari al triplo dei
valori dell'anno precedente. I dati
forniti dal Gse rendono
testimonianza perfetta ai “miracoli”
che da queste parti diventano
possibili quando c'è un sistema
d'incentivazione che funziona e –
soprattutto – conviene. Un sistema
il cui futuro è comunque pieno di
incertezze, dal momento che a
partire dal 2011 gli aiuti del conto
energia dovrebbero subire un
drastico ridimensionamento. E così
lo scenario meridionale di settore
dominato dalla Puglia, prima regione
italiana per potenza del proprio
parco di pannelli solari, da qui a
un anno sarò chiamato alla difficile
sfida della “tenuta” di fronte a un
apporto di risorse pubbliche che
andrà via via scemando.
Oggi nelle 5 regioni del Sud secondo
il Gse risultano attivi 13.668
impianti fotovoltaici con una
potenza complessiva di 347.405 kW,
il 30,2% del valore espresso dal
sistema nazionale. E dire che nel
2006, a un anno dall'entrata in
vigore del primo Conto energia
(attraverso il Dm 28/7/2005), le
strutture in funzione erano a
malapena 129 con una potenza di 887
kW. Il boom, al sud come nel resto
del Paese, lo si deve al varo del
nuovo e ancora più vantaggioso Conto
Energia (Dm 19/02/2007): da allora
si è registrata una escalation di
nuovi investimenti, concentrati
soprattutto in quelle regioni che
offrivano procedure burocratiche più
snelle per la realizzazione dei
parchi fotovoltaici. In Puglia
risultano attivi 5.400 impianti
capaci di esprimere una potenza di
215.031 kW.
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| (Tratto da Il
Sole 24 Ore – Sud, 31/03/10) |
Sentenza
Corte Costituzionale sulle DIA in
Puglia
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Dichiarato
incostituzionale il dettato della
legge regionale pugliese che aveva
innalzato a 1 MW la possibilità di
autorizzare gli impianti con
semplice DIA. La Corte
Costituzionale evidenzia con la
sentenza 119/2010 del 26.3.2010 che
le procedure autorizzative per gli
impianti alimentati da fonti
rinnovabili sono di competenza della
Conferenza Unificata e non possono
le regioni normarle autonomamente in
mancanza di una norma di carattere
nazionale.
Alla luce di questa sentenza l’Anev
auspica un rapido percorso di
emanazione da parte della conferenza
unificata delle procedure
autorizzative semplificate ai sensi
dell’art. 12 del D. Lgs. 387/03. L’Anev
auspica inoltre che le linee guida
nazionali che i ministeri competenti
invieranno per l’approvazione in
conferenza unificata, rispondano a
criteri di correttezza e rispetto
delle competenze sancite dalle leggi
e dalla carta costituzionale. La
corsa delle regioni, ultima la
Sardegna, ad approvare linee guida e
procedure contrarie a principi
costituzionalmente garantiti,
determinano infatti inevitabilmente
l’intervento della giustizia che non
può che decretarne l’illegittimità.
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| (Fonte: Anev.org,
26/03/10) |
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Saglia: nuovo Conto Energia pronto
per aprile
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Spetta alla
Conferenza Unificata Stato-Regioni
l’ultima parola in tema di incentivi
al solare. A margine della
presentazione del Solar Energy
Report tenutosi presso il
Politecnico di Milano il
sottosegretario allo Sviluppo
economico con delega all’Energia,
Stefano Saglia, ha annunciato che,
con tutta probabilità, i nuovi
incentivi destinati al fotovoltaico
italiano saranno attivati dal mese
di aprile.
“Sul nuovo Conto Energia – ha
dichiarato il sottosegretario –
abbiamo raggiunto un accordo con il
ministero dell’Ambiente e con il
ministero dei Beni culturali. Manca
solo il via libera della Conferenza
unificata Stato-Regioni che spero si
riunisca ad aprile subito dopo le
elezioni”.
La volontà è quella di mantenere la
posizione di ‘paese generoso’, con
tassi di incentivazione maggiori
rispetto agli altri paesi
dell’Europa: è stato annunciato
questo nonostante non sia stato
possibile specificare ulteriormente
i contenuti del nuovo piano per il
solare.
“La riduzione degli incentivi – ha
detto Saglia – sarà leggermente
inferiore rispetto alla riduzione
del costo dei pannelli solari”. Per
il fotovoltaico viene confermato, ha
aggiunto il sottosegretario, “il
tetto di 3mila MW installati di
potenza in tre anni a partire dal
2011 e il tetto di 1.200 MW entro
l’anno previsto dai vecchi
incentivi”.
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| (Fonte:
Rinnovabili.it, 25/03/10) |
Un'etichetta energetica da rifare?
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C’è qualcosa che
non va negli standard per
l’efficienza energetica dei prodotti
adottati finora dai vari governi.
Non c’è dubbio che sul mercato ora
si possano scegliere
elettrodomestici, automobili o case
meno energivori, questo però non sta
evitando l’aumento dei consumi
energetici: ne abbiamo solo
rallentato la crescita, ma non
abbiamo affatto invertito il trend
ascendente. Il problema starebbe
nella definizione di efficienza,
data in primis con l’etichetta
energetica: una definizione slegata
dai consumi in termini assoluti che
si rivelerebbe inefficace in una
visone ampia. Ad esempio perché i
consumi energetici aumentano assieme
alla taglia alle funzionalità dei
modelli, anche se questi sono
“efficienti”.
Con il sistema attuale , cioè, un
televisore che consumi più di un
altro perché con schermo più grande
potrebbe comunque ricadere in una
classe di efficienza più virtuosa. A
sollevare il problema è un documento
pubblicato questa settimana dall’
European Council for an Energy
Efficient Economy, impegnato sul
tema dell’efficienza energetica.
L’etichetta energetica come è
concepita ora – vi si spiega – aiuta
il consumatore ad individuare il
meno energivoro in un range di
prodotti simili, ma non evita che il
consumo di energia in termini
assoluti cresca nel tempo, dato che
i modelli evolvono naturalmente
verso maggiori funzionalità,
prestazioni e taglie più grandi che
comportano naturalmente consumi più
alti.
La soluzione a questo problema?
Secondo Eceee occorrerebbe
introdurre standard per l’efficienza
energetica progressivi. Ossia: i
requisiti in termini di consumi per
le varie classi di efficienza
dovrebbero essere più severi
all’aumentare della taglia, delle
funzioni e delle prestazioni del
prodotto. Per massimizzare la
riduzione dei consumi, si legge
nello studio, i nuovi standard
andrebbero pensati secondo un
approccio “olistico”, tenendo cioè
conto di molti più fattori. Eceee
propone un modello molto più
complesso dell'attuale, una formula
(battezzata IPALUCEMED) che
considera diversi elementi:
popolazione; capacità d’acquisto;
propensione all’acquisto di beni di
lusso; utilizzo del prodotto, carbon
intensity (intensità in termini di
emissioni della fonte energetica che
fa funzionare il prodotto–si pensi
alla differenza tra un auto a metano
o a gasolio), efficienza energetica,
impatti dell’intero processo
produttivo e durata di vita del
bene.
Questo approccio permetterebbe di
definire valori minimi per il
consumo totale di energia in un anno
(detti sufficiency limit) per ogni
categoria di prodotto. In relazione
a questi andrebbero definiti i vari
standard per l’efficienza. (Fonte:
Qualenergia.it, 26/03/10)
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| (Fonte:
Rinnovabili.it, 22/03/10) |
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