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PMI, INVESTIMENTI AL SUD: FONDI PER RICERCA, SVILUPPO ED ENERGIA RINNOVABILE

Il Ministero dello sviluppo economico ha messo a disposizione delle PMI del Sud Italia dei fondi per incentivare le stesse verso la ricerca, lo sviluppo, la competitività e il risparmio energetico.

Si tratta,con l'esattezza di 162 milioni di euro che provengono dal Programma operativo nazionale (PON) “Ricerca e competitività 2007/2013” (100 mln) e Programma operativo interregionale (POI) “Energie rinnovabili e risparmio energetico” (62 mln).

Le linee guida per accedere ai fondi PON prevedono che le imprese abbiano la sede legale in una delle regioni dell'obiettivo convergenza identificate con Sicilia, Calabria, Puglia e Campania.

Coloro i quali chiederanno di attingere alla riserva POI dovranno presentare progetti del settore delle energie pulite e dello sviluppo sostenibile del territorio (biomassa o altre energie pulite).
Contrastanti le opinioni dei parlamentari in merito agli incentivi erogati: secondo il parere della maggioranza, sostenuta da Claudia Bugno, Presidente del comitato di gestione del fondo, l’iniezione di nuove risorse, redistribuite sul territorio, servirà per far crescere le aziende:
“dare ossigeno alle aziende virtuose – precisa - che intendono contribuire al rilancio del sistema produttivo del Sud”.
Sul versante opposto è intervenuto Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro della segreteria Pd, questi fondi non basteranno a sopperire i danni subiti dalle imprese del mezzogiorno quando è arrivata al potere la destra. Le misure adottate in quel caso, infatti, hanno “svuotato il credito d'imposta agli investimenti delle imprese del mezzogiorno che incentivava investimenti per miliardi di euro l'anno”.

(fonte: corriereinformazione.it 03/08/10)

MEDITERRANEO SEMPRE PIÙ A RISCHIO. E’ EMERGENZA PETROLIO E PLASTICA

Sempre più inquinato da scarti e residui delle attività di pesca, cicche di sigaretta spesso abbandonate sulle spiagge ma soprattutto dai reflui industriali e dal petrolio. Nonostante sia uno dei mari che al mondo è ancora ricco di una straordinaria biodiversità, il Mar Mediterraneo è ogni anno più inquinato. A lanciare l’allarme sullo stato di salute del Mare Nostrum sono stati i 360 ricercatori di tutto il mondo che hanno curato il Census of Marine Life (Coml), un censimento durato dieci anni che ha riguardato 25 aree marine diverse sparse per il mondo, la cui pubblicazione ufficiale è attesa per il prossimo 4 ottobre in una conferenza a Londra.

Il Mar Mediterraneo si sta “avvelenando” lentamente, mettendo in serio pericolo le oltre 17 mila specie censite che vivono nelle sue acque. Il censimento, infatti, ha messo in evidenza come il Mediterraneo sia il mare più minacciato dall’inquinamento tra tutte le aree marine censite dai ricercatori. La colpa è di un insieme di fattori, come l’eccessivo prelievo ittico, gli sversamenti di greggio ma anche l’azione umana in tempo di guerra (come il lancio di bombe nell’Adriatico durante la Guerra del Kosovo).

Proprio sull’impatto devastante del petrolio sull’ecosistema marino delle acque del Mediterraneo si è concentrata la riflessione di molti analisti ed esperti. Il 60% del commercio mondiale di petrolio e dei suoi derivati passa per il Mare Nostrum mentre sulle coste si concentra il 27% di tutta l’attività di raffinazione mondiale. Ogni anno nel Mediterraneo le petroliere compiono circa 3000 viaggi, trasportando circa 400 milioni di tonnellate di greggio.

Solo tra il 1990 e il 1999, ci sono stati 250 incidenti e sono finite in mare 22.150 tonnellate di petrolio. Le attività antropiche che si svolgono sulla terraferma, invece secondo i dati Fao, sarebbero responsabili per il 70% dell’inquinamento marino. Si tratta in prevalenza dei reflui di allevamenti ed industrie (nitriti, nitrati, fosforo, azoto e metalli pesanti) ma anche dei fertilizzanti e delle altre sostanze chimiche impiegate in agricoltura.

(fonte: rinnovabili.it 04/08/10)

LA “GENERAZIONE DISTRIBUITA” AVANZA ANCHE IN ITALIA

Aumenta il numero delle mini-centrali in Italia (piccola generezione e microgenerazione) per la produzione locale di energia elettrica e termica.

A dirlo è l’Autorità per l’Energia e il Gas, che ha diffuso di recente i risultati dell’ultimo monitoraggio sulla generazione distribuita, relativo al biennio 2007-2008.

Se nel 2007 si registravano 10.371 impianti installati, per una potenza efficiente lorda di 6.072 MW e una produzione totale di 19,3 TWh, nel 2008 sono state censite 34.848 mini-centrali con potenza nominale inferiore a 10M, una potenza efficiente lorda pari a di 6.627 MW e una produzione lorda di 21,6 TWh, ovvero il 6,8% del totale nazionale.

Di questi circa 1,9 TWh sono stati prodotti da impianti di piccolissima taglia, con capacità di generazione inferiore a 1 MW, destinati prevalentemente al consumo locale. Lo studio dell’Autorità per l’energia e il gas dice infatti che un terzo della produzione energetica da mini-centrali viene consumato direttamente da utenze dislocate nei pressi dell’impianto, mentre circa il 66% viene immesso in rete e distribuito. 

La logica del “fai da te” e della generazione distribuita offre inoltre due vantaggi considerevoli, uno economico e uno in termini di efficienza e risparmio energetico: l’energia prodotta e consumata localmente, infatti, non è soggetta alle dispersioni della rete, nel viaggio di centinaia di chilometri tra grandi centrali e utenti finali.

Di particolare interesse è anche il fatto che più della metà (58,7%) della produzione lorda di energia delle mini-centrali è di origine rinnovabile. Ad andare forte sono soprattutto i settori solare e idroelettrico. Il fotovoltaico ha infatti registrato l’incremento maggiore nel numero d’impianti (dai 4.000 del 2006 si è passati ai 32.000 del 2008), mentre all’idroelettrico spetta il primato per quantità di energia prodotta: 7,1 TWh contro i soli 0,2 TWh del fotovoltaico

(fonte: greenews.info 30/07/10)

RINNOVABILI, IL PAN ITALIANO FINALMENTE ARRIVA A BRUXELLES

Il ritardo non è affatto trascurabile. Si sono dovuti attendere ben 29 giorni dopo la data fissata da Bruxelles, ma, finalmente, il Piano di Azione Nazionale (PAN) per le energie rinnovabili dell’Italia è stato inviato ai quartieri generali dell’Unione Europea. Una ‘lentezza’ a dire il vero riscontrata in molti dei 27 Stati Membri che lo scorso 30 giugno avrebbero dovuto far recapitare alla Commissione Europea le proprie strategie nazionali in rapporto all’obiettivo comunitario della ‘quota rinnovabili’ nei consumi energetici.
Per ciò che concerne l’Italia il PAN è stato spedito oggi dalla Direzione Generale energia nucleare, energie rinnovabili e efficienza energetica dell’MSE all’Esecutivo Ue al termine di un’ampia consultazione pubblica che ha visto coinvolti sia soggetti istituzionali, che associazioni ambientaliste e di categoria.

Il piano fornisce una panoramica della politica nazionale in materia di energie pulite, descrivendo obiettivi come la sicurezza dell’approvvigionamento, i benefici socioeconomici e ambientali, e le principali linee di azione strategica che mireranno a raggiungere, entro il 2020, quel 17% green che il nostro Paese dovrà coprire nei consumi finali di energia.
“Obiettivi e misure – si legge nel documento – potranno confluire nella Strategia energetica nazionale, per la cui definizione è prevista una Conferenza nazionale sull’energia e l’ambiente, che sarà occasione anche per stabilire un ampio confronto con le diverse entità territoriali. Specificamente per le rinnovabili, la legge 13/09 prevede che gli obiettivi comunitari circa l’uso delle energie rinnovabili siano ripartiti, con modalità condivise, tra le regioni italiane”.

Specificatamente alle rinnovabili per usi termici il Piano ricorda i diversi strumenti promozionali esistenti a livello nazionale: l’obbligo per i nuovi edifici, non ancora pienamente operativo, di copertura di una quota (50%) dei fabbisogni di energia per la produzione di acqua calda sanitaria mediante eco-energie, nonché dell’uso d’impianti a fonti rinnovabili per la produzione elettrica; le agevolazioni fiscali per gli utenti allacciati alle reti di teleriscaldamento da fonte geotermica o biomasse; il meccanismo dei titoli di efficienza energetica, cui possono accedere tecnologie quali gli impianti solari termici, le caldaie a biomassa e le pompe di calore, anche geotermiche; l’assenza di accisa per le biomasse solide alimentanti le caldaie domestiche; le detrazioni fiscali del 55% delle spese sostenute per l’installazione di pompe di calore, impianti solari termici, impianti a biomassa (per ora fino a tutto il 2010).

Nel settore trasporti si ricorda che il principale strumento previsto dalla legislazione italiana è rappresentato dall’obbligo di immettere in consumo una determinata quota di biocarburanti (biodiesel, bioetanolo e i suoi derivati, ETBE e bioidrogeno), calcolata come percentuale del tenore energetico totale del carburante tradizionale immesso in rete l’anno precedente. Il valore verrà aumentato nel tempo, nel rispetto delle condizioni di sostenibilità e con attenzione allo sviluppo di biofuel di seconda e terza generazione, nonché alla loro sostenibilità sociale.

“Inoltre si introdurranno misure volte a sostenere l’impiego in extra-rete di biodiesel miscelato al 25% (ad esempio nelle flotte di trasporto pubblico) e si procederà, anche con norme nazionali, alla revisione delle norme tecniche per un graduale aumento della percentuale miscelabile in rete”.

Sul fronte della produzione elettrica sono stati proposti alcuni interventi al fine di incrementare la quota di energia prodotta, rendendo più efficienti gli strumenti di sostegno ed evitando una crescita parallela della produzione e degli oneri d’incentivazione, come ad esempio l’introduzione di eventuali strumenti di stabilizzazione della quotazione dei certificati verdi, come una “banda di oscillazione” del prezzo, che possano dare più certezza agli investitori e consentire una migliore programmabilità delle risorse e degli impatti sul sistema di prezzi e tariffe; o ancora, per le biomasse e i bioliquidi la possibile introduzione di priorità di destinazione a scopi diversi da quello energetico e, qualora destinabili a scopo energetico, discriminazione tra quelli destinabili a produzione di calore o all’impiego nei trasporti da quelli destinabili a scopi elettrici, per questi ultimi favorendo in particolare le biomasse rifiuto, preferibilmente in uso cogenerativo.

(fonte: rinnovabili.it 29/07/10)

ENERGIA SOLARE: LE ULTIME NOVITÀ IN ISRAELE

In Israele si stanno sviluppando alcune innovazioni piuttosto importanti in materia di sfruttamento dell’energia solare. Il Paese ha infatti deciso di incrementare gli sforzi al fine di raggiungere, entro il 2020, il target stimato nell’utilizzo dell’energia pulita per coprire il 10% del fabbisogno energetico nazionale: un obiettivo che Israele vuole conquistare facendo leva soprattutto sull’utilizzo di una delle fonti rinnovabili per eccellenza, il Sole.
Per incentivare il ricorso allo sfruttamento dell’energia solare mediante impianti fotovoltaici, infatti, l’Authority competente ha annunciato una gamma di interventi (finanziari, di comunicazione ambientale, ma non solo) a supporto dello sviluppo dei moduli solari.
 
Ancora, il governo ha invece confermato le indiscrezioni delle scorse settimane, annunciando che incrementerà la remunerazione di quei produttori di energia che immetteranno nella rete elettrica nazionale dell’energia ottenuta mediante sfruttamento di fonti rinnovabili.
 
Ovviamente, le iniziative di cui sopra – come ribadito dalle stesse autorità israeliane – non rimarranno isolate. Ci sembra tuttavia un primo sforzo concreto per permettere al Paese di poter realmente ottenere il raggiungimento del target del 10%, un impegno energetico che anche alcune altre nazioni dell’area hanno deciso di assumere, in un’ottica ambientale che sta coinvolgendo l’intera zona.

(fonte: ecoo.it 30/07/10)

CALORE E LUCE, COSÌ LE CELLE SOLARI RADDOPPIANO L’EFFICIENZA

Nel futuro del fotovoltaico c’è PETE. Non si tratta di un chi bensì di un cosa, perché PETE non è altro che l’acronimo di un nuovo processo messo a punto nei laboratori di Stamford, il photon enhanced thermionic emission. Come lo stesso nome spiega, alla base del lavoro condotto ch’è il concetto di emissione termoionica, ossia il processo per cui un metallo quando portato a una temperatura sufficientemente alta, comincia ad emettere elettroni.

I ricercatori hanno tentato, e con successo, di accoppiare tale meccanismo a quello fotovoltaico. In altre parole hanno cercato di sfruttare contemporaneamente la luce e il calore della radiazione solare per generare elettricità. “Si tratta di una svolta concettuale, di un nuovo processo di conversione energetica”, spiega Nick Melosh, professore di scienza dei materiali alla Stanford e a capo del gruppo di ricerca. “Non parliamo di un nuovo materiale o di una piccola modifica nel processo, si tratta davvero di qualcosa di fondamentalmente differente dalle tradizionali modalità con cui è possibile ricavare energia”.

La maggior parte delle celle fotovoltaiche che impiegano il silicio come materiale semiconduttore sono capaci di utilizzare solo una porzione dello spettro luminoso. La luce non sfruttata viene dissipata sotto forma di calore e, unita alle inefficienze del dispositivo stesso, determina una perdita di oltre il 50 per cento dell’energia solare che inizialmente raggiunge la cella.

In tal senso, il primo ostacolo incontrato dagli scienziati è stato quello di accoppiare la conversione termica, che avviene solo a temperature elevate, a quella fotovoltaica, che richiede invece il “termometro sotto controllo” per non perdere di efficienza.

Il team ha risolto rivestendo una porzione di semiconduttore con uno strato di cesio. Mentre la maggior parte celle solari al silicio sono rese inerti quando si toccano i 100 °C, il dispositivo PETE non raggiunge l’efficienza di picco finché non si superano i 200 °C. Proprio per questa sua capacità di funzionare in modo ottimale a temperature ben al di sopra di quelle che interessano i moduli solari sui tetti, gli scienziati hanno sperimentato il dispositivo in combinazione con un concentratore. Melosh stima che il processo possa condurre fino al 50 per cento di efficienza in più nel solare a concentrazione, e, se combinato con un ciclo di conversione termica, potrebbe raggiungere il 55 o addirittura 60 per cento.

(fonte: rinnovabili.it 03/08/10)

FOTOVOLTAICO, IL MODULO DELL'UPV È FLESSIBILE E ULTRA LEGGERO

I ricercatori della UPV, l’Università Politecnica di Valenzia, stanno lavorando alla realizzazione di un nuovo modulo fotovoltaico caratterizzato da un ultra flessibilità.

Lavorando nell’ambito del progetto europeo Silicon Light, l’iniziativa da quasi nove milioni di euro che riunirà allo scopo nove partner per i prossimi tre anni, il Centro di Tecnología Nanofotónica ha ideato un modulo in plastica, con un peso inferiore al Kg/m2 (chilo per metro quadrato) utile per il posizionamento su superfici di forme non lineari o che non sopporterebbero istallazioni di un certo peso, arrivando a concepire addirittura tende da sole rivestite da celle pieghevoli, mobili da esposizione, tende per la realizzazione di accampamenti da soccorso fino al rivestimento per le vele delle barche, in grado così di generare l’energia necessaria alla vita di bordo.

Attualmente questi pannelli, estremamente più semplici da posizionare rispetto ai tradizionali, contano un’efficienza di circa il 5% ma il progetto mira ad alzare la percentuale in laboratorio fino all’11. A tale scopo, il lavoro Centro si sta concentrando sullo sviluppo di un nuovo substrato di plastica che, a differenza dell’attuale sarà nano strutturato, come ha spiegato Guillermo Sánchez, “hanno dimostrato che le proprietà del substrato dove le celle solari sono depositate direttamente influenzano l’efficienza finale del modulo” intrappolando una maggiore quantità di luce si nadrà ad aumentare anche la generazione di energia. 

(fonte: rinnovabili.it 03/08/10)

L’ENERGIA FOTOVOLTAICA COSTA ORMAI MENO DEL NUCLEARE?

Secondo uno studio condotto da due ricercatori della Duke University, una delle università più prestigiose e famose degli Stati Uniti con sede a Durham nel Nord Carolina, la risposta è si. Confrontando i costi del fotovoltaico con quelli del nucleare, lo studio afferma che lo storico sorpasso, almeno negli Stati Uniti, è ormai avvenuto.

Si è infatti verificato che negli ultimi anni il costo di un impianto nucleare è cresciuto di 5 volte, mentre lo sviluppo della tecnologia fotovoltaica ha portato il costo dell’energia solare ad una continua diminuzione, fino a costare meno della metà rispetto a 10 anni fa.
In base a questi trend l’energia generata dai nuovi impianti fotovoltaici costa meno di quella prodotta dai nuovi impianti nucleari in corso di progettazione.

Lo studio include i contributi governativi sia per il fotovoltaico che per il nucleare ed arriva a stimare che se le sovvenzioni per il fotovoltaico fossero eliminate il sorpasso sarebbe comunque conseguito, solo con un ritardo di otto /nove anni.

E’ importante precisare infine che la ricerca valuta solo l’elettricità generata dal fotovoltaico, senza prendere in considerazione il solare a concentrazione, la tecnologia solare più importante per impianti di grande scala per la sua capacità di stoccare l’energia solare sotto forma di calore e generare energia anche dopo il tramonto.

(fonte: pienosole.it 03/08/10)

LEGAMBIENTE PREMIA L’INNOVAZIONE SOSTENIBILE, APERTE LE ISCRIZIONI AL BANDO 2010

L’edizione 2010 del "Premio all’Innovazione Amica dell’Ambiente" dal titolo "Green Life, dai territori la costruzione dell'economia del futuro", quest’anno accoglierà innovazioni ed eccellenze nell’ambito delle seguenti tematiche:

  • Ciclo chiuso delle risorse e nuovi materiali
  • La "filiera" delle energie rinnovabili
  • Nutrire il pianeta, energie per la vita
  • Abitare sostenibile

Ideato da Legambiente, il premio ha lo scopo di sostenere lo sviluppo di un contesto favorevole alla ricerca e contribuire alla diffusione di buone pratiche orientate alla sostenibilità ambientale, valorizzando tutte quelle realtà in grado di cogliere le sfide dell’ambiente come valore economico e sociale. Il premio ha ricevuto negli anni il sostegno di Enti, Associazioni e Soggetti Istituzionali di prestigio, uniti dalla comune volontà di accrescere lo sviluppo e la diffusione di soluzioni innovative in grado di migliorare la qualità della vita nel rispetto dell’ambiente.

L’edizione 2010 ha l’obiettivo di promuovere le innovazioni di prodotto, di processo e di sistema nella produzione di beni e servizi. I destinatari del bando sono quindi le imprese (private, pubbliche, individuali, cooperative, consortili, organizzazioni non profit) che producono beni o erogano servizi. La partecipazione è gratuita ed è aperta anche alle amministrazioni pubbliche, alle istituzioni scientifiche, agli istituti universitari, ai liberi professionisti e alle associazioni di cittadini.

Per informazioni sul bando: premioinnovazione legambiente

(fonte: kyotoclub.org 30/07/10)


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