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ENERGIE RINNOVABILI: L’IMPEGNO DI GOOGLE

L’impegno di Google nel settore delle energie rinnovabili è notevole.

L’azienda di Cupertino ha da sempre dimostrato di avere un interesse molto elevato per il risparmio energetico e per un impatto ambientale minore.

Per questo motivo tempo fa la società aveva effettuato una richiesta molto particolare che a molti poteva anche sembrare abbastanza strana ed inusuale. L’azienda si è infatti spinta nel settore dell’energia elettrica, chiedendo ed ottenendo la possibilità di poter effettuare commercio di energia elettrica.

L’obiettivo della società è quello di sostenersi in modo autonomo. L’azienda, famosissima ovunque per i suoi servizi introdotti soprattutto nel settore internet, si spinge quindi oltre le sue attività consuete per un utilizzo consapevole delle energie rinnovabili, anche con ulteriori produzioni di fonti energetiche che possono essere sfruttate per le attività dell’azienda stessa.

E’ da ricordare ad esempio l’impegno che l’azienda del motore di ricerca più utilizzato al mondo ha preso verso la costruzione di impianti fotovoltaici, un investimento che è iniziato già da qualche anno e che porterà i suoi frutti in modo visibile a partire da un futuro non molto lontano. Google ha cercato di investire soldi anche per quanto riguarda la produzione di impianti eolici, un impegno che si è tradotto nella realizzazione di due opere di questo tipo.

E tutto questo naturalmente, oltre che servire agli impianti di produzione della società stessa, che in questo modo possono autoalimentarsi senza costi eccessivi e con minori effetti sull’ambiente, potrà essere utile anche a chi vuole acquistare l’energia proveniente da queste fonti. Infatti, secondo molti, Google sta cercando di dirigere la propria attenzione verso questo settore, che per il futuro potrebbe costituire un ottimo investimento a basso costo per l’azienda, con degli ottimi guadagni e con gli effetti positivi sulla conservazione ambientale.

(fonte: ecoo.it 13/06/10)

LE BUONE PRATICHE NEL FOTOVOLTAICO SOTTO LA LENTE DI ASSOSOLARE

Analizzare il complesso iter dei processi autorizzativi nel comparto fotovoltaico e mettere a confronto le esperienze e le buone pratiche di regioni virtuose come la Puglia. E’ stata questa la mission del convegno nazionale di Assosolare che si è tenuto oggi nei padiglioni della Fiera del Levante di Bari. A partecipare all’incontro di questa mattina sono state, oltre alle istituzioni locali e nazionali, anche molte imprese attive in tutto il comparto del fotovoltaico per analizzare le disomogeneità regionali in Italia dei processi di autorizzazione all’istallazione degli impianti. Un iter che segue, su base territoriale, percorsi spesso molto diversi e che ha determinato, in alcuni casi, lo sviluppo di un mercato a macchia di leopardo.

Il convegno di Assosolare è stata anche l’occasione per fare il punto in attesa dell’approvazione delle “linee guida per l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di impianti di produzione di elettricità da fonti rinnovabili” e del rinnovo del conto energia che sarà in vigore fino al 2013. Un momento importante per tutti i comparti delle rinnovabili e soprattutto per il futuro del mercato fotovoltaico italiano, in attesa che il prossimo 30 giugno il Governo definisca il Piano di Azione Nazionale in materia di energie rinnovabili come previsto dalla direttiva 2009/28/CE, a cui seguirà la definizione dei piani e degli obiettivi delle regioni. Al centro del dibattito di questa mattina anche il problema delle connessioni alla rete con i principali gestori nazionali, Enel e Terna.

“Oggi ci troviamo di fronte a una situazione paradossale – ha sottolineato Gianni Chianetta, presidente di Assosolare – Se da un lato il Governo chiede all’industria un abbattimento dei costi, dall’altro la complessità e le lungaggini dei processi per le autorizzazioni amministrative e della connessione incidono per circa il 12/15% del costo dell’impianto”. Il presidente di Assosolare ha poi voluto specificare che “l’introduzione di linee guida e soprattutto la loro applicazione in tutte le regioni porterebbe a una significativa semplificazione e quindi ad una maggiore disponibilità di autorizzazioni, abbassandone conseguentemente il costo, e privilegiando realtà di sviluppo serie e consolidate”.

Durante il convegno di questa mattina a Bari sono stati anche analizzati i casi virtuosi nell’iter dei processi autorizzativi, come quello della Regione Puglia che rappresenta il primo mercato fotovoltaico in Italia con 240 MW istallati.

(fonte: rinnovabili.it 15/06/10)

RINNOVABILI AL 2020, PRONTO IL PIANO NAZIONALE

Previsto dalla Direttiva 2009/28/CE e dalla Legge Comunitaria 2009 entro il 30 giugno 2010, il Piano di Azione Nazionale per le energie rinnovabili da tempo atteso è stato finalmente pubblicato dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Il documento programmatico, posto in consultazione fino al 29 giugno, sarà poi trasmesso alla Commissione europea. Nella bozza viene introdotto l'obiettivo per l'Italia di coprire entro il 2020 con le fonti energetiche rinnovabili il 17% dei consumi energetici nazionali (in linea con le indicazioni europee), con la quota del 6,38% del consumo energetico del settore trasporti, del 28,97% per l’elettricità e del 15,83% per il riscaldamento e il raffreddamento, tenendo conto degli effetti di altre misure relative all’efficienza energetica sul consumo finale di energia, atteso per il 2020 pari a 131,2 Mtep.

Energia elettrica da rinnovabili
L'apporto delle rinnovabili alla generazione elettrica dovrà quindi passare dal 16% a quasi il 29%, con l'idroelettrico che dovrà contribuire per l'11,49% dei consumi elettrici, seguito dall'eolico (6,59%, cioè dieci volte l'apporto attuale), biomasse (5,74%, pari al doppio), solare (3,1% rispetto all'attuale 0,01%), geotermia (2,05% contro l'attuale 1,5%). Consumi finali per riscaldamento/raffrescamento.
Lo sviluppo delle fonti rinnovabili a copertura del fabbisogno dell'energia termica rappresenta una linea d’azione di primaria importanza, da perseguire con azioni di sviluppo sia delle infrastrutture che dell’utilizzo diffuso delle rinnovabili. Tra le prime rientrano lo sviluppo di reti di teleriscaldamento, la diffusione di cogenerazione con maggiore controllo dell’uso del calore, l’immissione di biogas nella rete di distribuzione di rete gas naturale.
Riguardo alle seconde, sono necessarie misure addizionali per promuovere l’ utilizzo diffuso delle fonti rinnovabili a copertura dei fabbisogni di calore, in particolare nel settore degli edifici, che peraltro possono essere funzionali anche al miglioramento dell’efficienza energetica. Il balzo in avanti sarà notevole, se consideriamo che si passa, dalla modesta quota del 2,80 % da rinnovabile nel 2005 per la produzione di energia termica, al 15,83% nel 2020.
La parte maggiore dovrebbe essere assorbita dalle biomasse (9,18% sul totale), seguite dall'energia prodotta da pompe di calore (4,16%). Tra queste quelle aerotermiche dovrebbero fornire il maggior apporto: 3,12% sul totale dell'energia impiegata. Al solare è assegnato un ruolo di appena il 2,33% a livello nazionale.

Confermati i meccanismi di incentivazione
Nel Piano di azione nazionale sono descritte le misure (economiche, non economiche, di supporto, di cooperazione internazionale) necessarie per raggiungere questi obiettivi. Il documento interviene sul quadro esistente dei meccanismi di incentivazione (certificati verdi, conto energia, certificati bianchi, agevolazione fiscale per gli edifici, obbligo della quota di biocarburanti ecc.) per incrementare la quota di energia prodotta rendendo più efficienti gli strumenti di sostegno, in modo da evitare una crescita parallela della produzione e degli oneri di incentivazione, che ricadono sui consumatori finali, famiglie ed imprese. Nella bozza il Ministero manifesta l'intenzione di rafforzare il meccanismo dei Titoli di Efficienza Energetica TEE e di procedere alla completa attuazione o potenziamento dell'obblico del 50% di ACS da FER.

Procedimenti autorizzativi semplificati
In una nota, il Mse spiega che il Piano prevede l’adozione di ulteriori misure trasversali, volte alla rimozione o attenuazione delle barriere correlate ai procedimenti autorizzativi, allo sviluppo delle reti di trasmissione e distribuzione per un utilizzo intensivo/intelligente del potenziale rinnovabile, alle specifiche tecniche di apparecchiature e impianti, alla certificazione degli installatori.

Sistema di monitoraggio delle rinnovabili
Il Piano considera inoltre sia l’introduzione di criteri di sostenibilità da applicare alla produzione di biocarburanti e bioliquidi, sulla base di sistemi di tracciabilità sull’intera filiera produttiva, sia misure di cooperazione internazionale. Il monitoraggio complessivo statistico, tecnico, economico, ambientale e delle ricadute industriali connesse allo sviluppo del Piano di azione verrà effettuato dal ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il ministero dell’Ambiente e con il ministero delle Politiche Agricole, con il supporto operativo del GSE (Gestore dei Servizi Energetici), che implementerà e gestirà un apposito Sistema Italiano di Monitoraggio delle Energie Rinnovabili (SIMERI).

(fonte: casaeclima.com 15/06/10)

MARCEGAGLIA: NO AI TAGLI SULLE FONTI RINNOVABILI

Uno stralcio dell'articolo 45 della manovra che – insieme con i certificati verdi – azzoppa le fonti rinnovabili di energia e paralizza gli investimenti. E una proroga di un anno del (riuscitissimo) sgravio fiscale del 55% alle ristrutturazioni edilizie per l'efficienza energetica, che ha permesso anche di far fatturare l'Iva a migliaia di lavori. Lo ha chiesto ieri la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, durante l'audizione al senato (si veda l'articolo a pagina 7).

L'articolo 45 «produrrà una drastica riduzione degli investimenti in nuovi impianti di produzione di elettricità con fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico, biomasse, solare) ed avrà effetti gravissimi per il settore delle rinnovabili. Al contempo – sono le parole usate ieri da Marcegaglia – tale norma non avrà effetto alcuno sulle finanze pubbliche». Inoltre, ha ricordato la presidente, l'Italia ha approvato la nuova direttiva europea che impegna allo sviluppo delle fonti rinnovabili: «Risulta quindi incomprensibile che, dopo aver approvato la direttiva, ora si blocchi lo sviluppo. Il sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili può essere aggiornato, ma in una sede normativa appropriata e con un provvedimento organico».

La Confindustria è intervenuta sul tema dell'ambiente e dell'efficienza energetica in relazione con le emissioni di anidride carbonica anche alla camera con un'audizione di Aldo Fumagalli Romario, presidente della commissione sviluppo sostenibile della Confindustria. Le modifiche alla disciplina delle emissioni in atmosfera contenuta nello schema di decreto legislativo di modifica del codice ambientale è «tesa a rendere sempre più capillare e burocratico il controllo sulle imprese, in palese contrasto – osserva Fumagalli – con le politiche di semplificazione e di delegificazione». Sul tema della manovra, molti i pareri in difesa delle fonti rinnovabili di energia. «Siamo molto grati alla presidente di Confindustria», dice Sergio Andreis, direttore del Kyoto Club.

D'accordo anche il deputato pdl Aldo Di Biagio: la formulazione della manovra «metterebbe a rischio la sopravvivenza delle iniziative già avviate e lo sviluppo di quelle in progetto». Spicca tra molti il senatore Francesco Ferrante, responsabile del Pd sul clima, il quale esprime consenso per l'intervento di Marcegaglia. «Il 30 giugno l'Italia dovrà presentare il piano nazionale sulle rinnovabili», osserva Ferrante, e intanto l'incertezza è «aggravata dallo scellerato articolo 45 della manovra sul congelamento, con carattere retroattivo, del ritiro da parte del gestore dei servizi elettrici dei certificati verdi in eccesso sul mercato, deprime fortemente il mercato, azzerando o quasi le certezze degli investitori».

Ecco difatti la voce di un investitore: Riccardo Cirillo, direttore investimenti del fondo inglese Platina che è mirato nel settore dell'energia pulita. «La leadership del nostro paese come mercato chiave delle rinnovabili rischia di essere messa in crisi». Secondo Cirillo, l'articolo 45 della manovra «toglie stabilità a un mercato in crescita, senza alcuna misura che attenui questo danno. L'obiettivo dovrebbe essere aiutare il settore a maturare, non alterarne drasticamente gli equilibri attuali senza accompagnarlo verso i nuovi».

(fonte: ilsole24ore.it)

RINNOVABILI, STOP AL FAR WEST

Rivoluzione verde in arrivo, promette di nuovo il governo. Ecco allora l'attesissimo (ma ritardatario) documento sulle "linee guida" per le energie rinnovabili che dovrebbe consentire all'Italia di rispettare gli impegni con la Ue: quasi il 30% di elettricità e almeno il 17% dei consumi energetici totali con le energie rinnovabili entro il 2020.

Operazione urgentissima, incalzavano proprio ieri mattina i capi della filiale italiana della tedesca E.On, che ha rilevato le centrali elettriche di Endesa Italia quando l'operatore spagnolo è stato acquisito dall'Enel. A causa dei rallentamenti amministrativi, della cattiva gestione degli investimenti e dell'inaffidabilità della normativa, lo scenario tendenziale – accusa E.On sulla scorta di uno studio commissionato a Nomisma Energia e Legambiente, presentato a Terni – indica che senza una drastica velocizzazione della strategia l'Italia sarà in grado raggiungere i target europei sullo sviluppo delle rinnovabili non nel 2020 ma addirittura nel 2032.

La bozza dei nuovi piani governativi, che devono innanzitutto mettere ordine nel far west delle norme regionali, è stata diffusa ieri dal Ministero dello Sviluppo dopo una fuga di carteggi sui siti Internet specializzati. Le regole "omogenee", a cui tutte le regioni saranno chiamate ad attenersi, punteranno – annuncia la bozza ministeriale – sulla comunicazione triennale anticipata di tutto il quadro degli incentivi e della normativa, confermando il meccanismo dei certificati verdi (è ormai sicura la cancellazione della norma del decreto anticrisi che blocca il ritiro delle eccedenze da parte del Gse) ma anche quello dei certificati bianchi (efficienza energetica) oltre allo strumento delle detrazioni fiscali.

Le autorizzazioni si snoderanno su un concetto chiave: per i piccoli impianti a fonti rinnovabili dovrà bastare una semplice dichiarazione con eventuali verifiche amminisitrative successive (un po' quello che si vuol fare per le ristrutturazioni edilizie). Per gli impianti di taglia media sarà sufficiente una Dia. Per quelli di maggiori dimensioni rimane l'autorizzazione unica da tempo prevista ma ancora indefinita nelle sue caratteristiche, tanto che ora lascia spazio a ogni sorta di obiezione e declinazione da parte delle amministrazioni locali. Questi i principi chiave.

Ma l'articolazione dei provvedimenti (procedure tipo, soglie dimensionali degli impianti ecc.) deve essere definita. Rimangono fissati, per ora, gli obiettivi da raggiungere e quel che il governo si aspetta dalle diverse fonti e tecnologie. Che non dovranno moltiplicare il ricorso alle rinnovabili solo nella generazione elettrica ma anche nella climatizzazione (con i microimpianti, ad esempio) e nei trasporti (biocarburanti). Primo obiettivo, di carattere generale: la crescita di efficienza energetica dovrà sostanzialmente stabilizzare la quantità di energia rispetto ad oggi (al 2020 sono previsti 131,2 megatep) lasciando praticamente tutta la crescita, sia quantitativa che per la normale sostituzione, alle rinnovabili, che quasi raddoppieranno (dal 16% al 29%) il loro apporto alla generazione elettrica.

Nei desideri e nelle promesse dei Governo la parte del leone, nel 2020, continuerà ad essere fatta dall'idroelettrico, che con l'11,49% dei consumi elettrici complessivi non si discosterà però molto dall'apporto attuale. Seguirà l'eolico con il 6,59% (dieci volte di più), dalle biomasse con il 5,74% (il doppio), dal solare con il 3,1% (oggi siamo ad un risibile 0,01%) e dalla geotermia con il 2,05% (ora all'1,5%). Quanto al settore riscaldamento e raffrescamento, il piano indica un obiettivo del 15,83%, mentre nei trasporti l'obiettivo è del 10% con il il biodiesel che dovrà contribuire per il 6,27% e il bioetanolo per il 2,06%. Promesse realistiche? Impegni ineludibili, incalzava proprio ieri mattina la platea di esperti al convegno promosso da E.On sulla sorta dello studio Nomisma.

E' l'ennesimo e ben circostanziato atto di accusa sulle curiose storture dello scenario delle energie "verdi" italiane: incentivi ai massimi livelli che in gran parte servono a compensare proprio l'inattendibilità di quanto promesso, il loro mutare nel tempo, l'erosione dei vantaggi economici sotto i colpi delle lungaggini e degli ostacoli amministrativi. «Il futuro è nelle rinnovabili. Il nostro impegno è di accrescere la produzione del 50% nei prossimi 20 anni senza aumentare le emissioni ma anzi riducendo qual che c'è. Ma dateci un percorso normativo chiaro, coerente, stabile» incalza, con teutonica e caparbia fuducia, i numero uno di E.On Italia, Klaus Schaffer.

(fonte: ilsole24ore.it 15/06/10)

CELLE SOLARI ISPIRATE ALLE ANTENNE DELLA TV

L’ultima fonte d’ispirazione nella ricerca solare proviene dal mondo della comunicazione digitale. I fisici del Boston College hanno deciso di rivolgersi ai cavi coassiali, quei cavi, per intenderci, che trasportano i segnali radio e TV su lunghe distanze, per risolvere il dilemma “Tick and Thin” (spesso e sottile) che ancora gravita sulla tecnologia fotovoltaica.

Una cella ideale, infatti, dovrebbe essere sufficientemente spessa per raccogliere un’adeguata quantità di luce, ma allo stesso tempo abbastanza sottile da permettere d’estrarre con facilità la corrente. Nel dettaglio gli scienziati hanno deciso di approcciare al problema attraverso un’architettura solare su scala nanometrica basata appunto sui cavi coassiali (nanocoax) che, non richiedendo materiali cristallini, offrirebbe la promessa di bassi costi produttivi. Otticamente, il nanocoax mostra lo spessore sufficiente a catturare la luce, ma la sua architettura la rende abbastanza sottile per consentire un’estrazione di corrente più efficace.

Con un diametro di 300 nm, il minuscolo coassiale strutturalmente possiede, al pari dei ‘fratelli maggiori’, un filo centrale in carbonio che sporge da un lato, formando una sorta di antenna per luce. L’altra estremità è smussata, permettendo in questo modo agli scienziati di misurare la luce in ingresso. La tecnologia sfida un principio fondamentale che sostiene che la luce non possa passare attraverso un foro più piccolo rispetto alla lunghezza d’onda. Il team del Boston College ha “forzato” la luce visibile, che ha una lunghezza d’onda compresa tra 380-750 nanometri, a percorrere un cavo il cui diametro è inferiore al livello più basso di tale intervallo. Costruito con silicio amorfo, le celle nanocoax hanno dimostrato un’efficienza di conversione superiore all’8 per cento, maggiore a qualsiasi film sottili nano strutturato realizzato fino ad oggi.

Il carattere ultra-sottile delle celle riduce l’effetto Staebler-Wronski vale a dire la riduzione – a seguito della creazione di coppie elettrone-lacuna – della fotoconducibilità spettrale che costituisce la principale causa della repentina degradazione dei moduli fotovoltaici.

(fonte: rinnovabili.it 11/06/10)

METTERE UNA CINTURA FOTOVOLTAICA ALLA LUNA?

L’idea della azienda giapponese Shimizu per cambiare totalmente il paradigma energetico ed aprire la porta ad una società sostenibile. Il sogno dell’umanità è passare da un uso economico di risorse limitate all’uso illimitato di energia pulita. Bene, Shimizu ha messo questa idea nel portafoglio dei “sogni aziendali” e lo ha trasformato in progetto mettendo insieme un’idea ingegnosa e tecnologie spaziali avanzate. “Luna Ring” è un nuovo concetto di produzione di energia solare attraverso la costruzione di una centrale fotovoltaica realizzata lungo tutti gli 11.000 km della linea dell’equatore lunare.

La messa in opera dei pannelli fotovoltaici sarebbe affidata a robot di supporto a team di astronauti. E’ previsto che i materiali necessari per l’installazione dei pannelli e quelli per la costruzione delle celle fotovoltaiche vengano reperiti sul suolo lunare. La centrale lunare sarebbe in grado di produrre energia dal sole sufficiente a coprire il 100% del fabbisogno energetico del mondo intero e renderla disponibile 24 ore al giorno e 7 giorni su 7. Il trasporto dell’energia dalla luna alla terra sarebbe realizzato attraverso un’antenna di 20 km di diametro tramite microonde e raggi laser.

Costi previsti 21 miliardi di dollari, tempi necessari per la realizzazione 100 anni Praticamente inesauribile, non inquinante ed illimitata, l’energia solare prodotta da Luna Ring è la soluzione proposta da questa apparentemente “pazza idea” di Shimizu per la coesistenza dell’umanità e della Terra.

(fonte: pienosole.it 14/06/10)

RINNOVABILI, DATI INCORAGGIANTI IN TOSCANA

La Toscana può raggiungere l'obiettivo europeo di energia da fonti rinnovabili del 20% entro il 2020. Ne è convinto l'assessore regionale all'ambiente, Anna Rita Bramerini, che nel corso di un'audizione in commissione Attività produttive del Consiglio regionale ha fornito alcuni dati.

A due anni dall’approvazione del Piano di indirizzo energetico regionale (Pier), la Toscana è passata da “711 MW prodotti attraverso la geotermia a 782 MW, il fotovoltaico segna un incremento da 5,6 MW a 47,2, l’eolico da 28 a 125 MW, le biomasse da 75 a 142 MW. Resta invariata a 327 MW la produzione di energia idroelettrica, per la quale il Pier prevede espressamente un utilizzo parsimonioso”.

Bramerini ha fornito un quadro aggiornato di tutte le questioni più attuali e le criticità del sistema energetico nella Regione. “La Toscana – ha ribadito l'assessore - crede nell’obiettivo dei tre 20 (riduzione del 20 per cento delle emissioni di anidride carbonica, miglioramento del 20 per cento dell’efficienza energetica, incremento fino al 20% della percentuale dell’energia ricavata da fonti rinnovabili, ndr) da centrare entro il 2020”. No al nucleare: sul tema del nucleare, la Regione Toscana conferma il suo no.

“Confermiamo la nostra posizione − ha detto l’assessore −, che peraltro ci vede in buona compagnia: tutte le Regioni, se si escludono Friuli e, con qualche precisazione la Lombardia, hanno espresso la loro indisponibilità”. La Bramerini non ha però citato il Piemonte, il cui presidente Roberto Cota della Lega Nord ha deciso di ritirare il ricorso del 2009 contro il nucleare e sembra più aperto alla tecnologia dell'atomo rispetto alla precedente Giunta Bresso.

(fonte: casaeclima.com 14/06/10)


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