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Fotovoltaico in Italia: 1.500 MW nel
2010
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Avevamo stimato
che in Italia la potenza
fotovoltaica cumulativa avrebbe
raggiunto i 1.000 MW nel 2009.
Quella soglia è stata sorpassata e
ci assesteremo attorno a 1.150 MW
grazie agli oltre 700 MW installati
lo scorso anno. Il nuovo contesto
internazionale del mercato ci induce
inoltre ad alzare la previsione di
1.000 MW per il 2010. Il calo dei
prezzi dei moduli registratosi lo
scorso anno dovrebbe infatti
proseguire anche nel 2010.
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I tagli del 16% degli incentivi
previsti dal Governo tedesco a
partire da agosto, che seguiranno
quelli del 10% effettivi dai primi
di gennaio, avranno un effetto
significativo sul panorama mondiale.
Dunque, sembra
ragionevole alzare del 50% la stima
delle installazioni solari in Italia
per quest’anno (1.500 MW), anche in
considerazione dell’accelerazione
nella seconda parte dell’anno in
vista delle riduzioni previste per
il 2011. Sul decreto per il Nuovo
Conto Energia ci esprimeremo quando
ci sarà un testo definitivo.
In linea di massima la bozza che
circola sembra ragionevole, a parte
alcune incongruenze e l’introduzione
di tetti che saranno inevitabilmente
superati. Le riduzioni previste per
gli incentivi, comprese tra l’8% e
il 22%, avrebbero potuto essere più
spinte in considerazione
dell’aumento della quota ammessa di
incentivo in conto capitale e
dell’andamento dei prezzi. È
importante infatti un contenimento
del sostegno coerente con un livello
annuo delle installazioni
dell’ordine di 1,5-2 GW e con il
raggiungimento di una potenza di
15-20 GW al 2020.
Un elemento molto positivo della
bozza di decreto riguarda la
valorizzazione delle soluzioni
fotovoltaiche integrate
nell’edilizia, che potrebbe favorire
soluzioni esteticamente originali e
meno esposte alla competizione
internazionale da parte della nostra
industria. L’Italia rafforza dunque
il ruolo di punta nel fotovoltaico
mondiale sul versante delle
installazioni e sta recuperando
terreno anche sul versante della
produzione. I prossimi anni saranno
decisivi per comprendere se
riusciremo a rafforzare la ricerca
solare e a ritagliarci uno spazio
sulla scena internazionale.
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(Fonte: Qualenergia.it, 11/03/10) |
Rinnovabili, le previsioni Ue fanno
ben sperare sugli obiettivi 2020
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L’Unione Europea
raggiungerà e supererà l’obiettivo
del 20% del suo consumo energetico
soddisfatto tramite le fonti
rinnovabili entro il 2020. A
preannunciarlo era stata a suo tempo
EWEA. Lo confermano ora le
previsioni elaborate da Bruxelles di
cui oggi viene fornita un’esaustiva
sintesi. Il documento rivela che a
livello comunitario tra 10 anni da
oggi si toccherà una quota
complessiva del 20,3% da
eco-energie, con 10 dei 27 Stati
membri a “rischio” per così dire di
superare i loro obiettivi nazionali.
“Queste previsioni – ha dichiarato
Günther Oettinger, Commissario
europeo responsabile per l’Energia –
mostrano come gli Stati membri
prendano le energie rinnovabili
molto sul serio e siano concentrati
a incrementarne la produzione
interna. Si tratta di una tappa
importante nel raggiungimento degli
obiettivi fissati nella strategia
per l’Europa 2020. Si tratta di un
segno molto positivo per l’ambiente,
in quanto ci aiuterà a ridurre le
emissioni di CO2 e, al tempo stesso
a migliorare la nostra sicurezza
energetica. Costituisce anche un
messaggio molto positivo per la
nostra economia e della nostra
società, un incentivo a investire
nelle tecnologie verdi e nella
produzione di energia rinnovabile.
Il nostro compito sarà quello di
aiutare tutti gli Stati membri non
solo a raggiungere l’obiettivo del
20 per cento, ma ad andare oltre”.
Secondo la direttiva sulle energie
rinnovabili (2009/28/EC), gli Stati
membri che ritengano di non poter
raggiungere i propri obiettivi con
risorse nazionali dovranno acquisire
energia da altri Stati membri o
paesi al di fuori dell’UE. Come
mostra la sintesi, questo meccanismo
avrà un ruolo minore. Solo circa 2
Mtep di energia rinnovabile sul
totale necessario saranno oggetto di
scambi tra gli Stati membri o paesi
terzi. In termini percentuali, ciò
equivale a meno dell’1%. E per
l’occasione la portavoce di
Oettinger, Marlene Holzner, ha
voluto ribadire la distinzione
esistente tra fonti rinnovabili e
nucleare essendo quest’ultimo da
molti paesi posto nelle strategie
low-carbon per il raggiungimento
degli obiettivi comunitari: “Quando
parliamo di energie rinnovabili non
parliamo mai di nucleare. La
politica della Commissione non è
cambiata”.
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| (Fonte:
Rinnovabili.it, 11/03/10) |
Opportunità e prospettive delle
rinnovabili termiche
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Entro il 30
giugno 2010 la direttiva
2009/28/CEE, stabilisce che tutti
gli Stati Membri adottino il piano
d’azione nazionale per le fonti
rinnovabili, in cui si fisseranno
gli obiettivi finali e intermedi nei
settori del riscaldamento e
dell’elettricità, tenendo conto sia
delle valutazioni di fattibilità
delle regioni e sia dei criteri di
efficienza economica e ambientale,
dello sviluppo dell’industria
nazionale e della sua espansione nei
mercati internazionali.
A tale scopo il 14 marzo si terrà a
Roma un convegno organizzato da
“Amici della Terra”, per sollecitare
il governo sul potere tecnico ed
economico delle tecnologie del
settore termico. Tale iniziativa
nasce dall’osservazione che nel
campo delle energie alternative sia
possibile sfruttare maggiormente le
potenzialità derivanti dal sistema
del riscaldamento/raffreddamento.
L’Italia deve arrivare al 17% di
energia prodotta da fonti
rinnovabili, il che vuol dire che il
nostro paese dovrà colmare un gap
degli 11,7 punti percentuali,
considerando la soglia iniziale del
5,3%.
Da ciò l’importanza di un dibattito
approfondito su come arrivare ai
risultati stabiliti, puntando allo
sviluppo delle filiere industriali
nazionali, alla diversificazione
dell’industria esistente, attraverso
nuove tecnologie e rendimenti, per
far in modo di creare settori più
innovativi. Cercando, quindi, di
dare maggiore rilievo anche alla
ricerca e allo sviluppo, e
destinando in maniera più efficiente
le risorse dell’incentivazione.
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| (Fonte:
Rinnovabili.it, 12/03/10) |
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Quel
giacimento che può salvare l'Italia
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Un paese ancora
fortemente dipendente dagli
idrocarburi esteri, ma con un
proprio grande giacimento di energia
ancora da sfruttare: quello
dell’efficienza energetica. Mentre
le rinnovabili si avviano a
ricoprire un quota crescente, nel
nostro paese è ancora grande lo
spreco di energia: ci costa ogni
anno 8 miliardi di euro,
“l’equivalente di una manovra
finanziaria”.
Fa riflettere il ritratto energetico
del nostro paese tracciato
dall’ultimo rapporto sulla sicurezza
energetica redatto dal Consiglio
nazionale dei periti industriali e
da Censis. Il documento ci ricorda
che siamo ancora nel petrolio fino
al collo: la nostra dipendenza
dall’import di fonti fossili è
dell’86,8% contro una media europea
del 54%. Paghiamo una bolletta
petrolifera da 60 miliardi di euro
l’anno e il nostro fabbisogno
energetico cresce. Di positivo c’è
la consapevolezza della necessità di
diversificare le fonti puntando su
quelle più pulite: lo pensa quasi il
60% degli italiani, dice lo studio.
E aumenta anche il peso delle
rinnovabili. Nel quinquennio
2003‐2007, la produzione lorda
proveniente da queste fonti è
cresciuta del 3% e il consumo in
valori assoluti legato a fonti
rinnovabili è salito del 10%.
Dunque è aumentato l’import di
energia pulita, mentre il contributo
delle rinnovabili alla produzione
totale nazionale resta “marginale” e
significativo solo per la parte
elettrica (oltre il 14% della
produzione elettrica, di cui 2/3 da
idroelettrico). Ma la risorsa più
importante e più immediatamente
disponibile, è la conclusione
significativa dello studio, è
l’efficienza energetica. Come
anticipato, sono 8 i miliardi di
euro che secondo lo studio ogni anno
vengono sprecati per l’inefficienza
del nostro sistema energetico.
A sostegno dell’idea che il
risparmio energetico sia un vero
giacimento da sfruttare in Italia e
il più redditizio, il rapporto va a
citare uno studio Enea in materia
che è bene ricordare. Il lavoro
dell’ente ipotizzava un intervento
sul 35% del patrimonio edilizio
costituito da uffici direzionali e
scuole che avesse l’obiettivo di
adeguarli a un saldo di energia in
pareggio (farne cioè degli edifici a
consumo zero): secondo le stime, a
fronte di un investimento di 8
miliardi di euro, si avrebbe un
risparmio sulla bolletta petrolifera
di 450 milioni di euro ogni anno, si
creerebbero 150mila nuovi posti di
lavoro nella sola fase di cantiere e
si genererebbe un impatto positivo
sull’economia di circa 28 miliardi
di euro.
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| (Fonte:
Qualenergia.it, 12/03/10) |
Le auto e
gli elettrodomestici più ecologici
secondo Legambiente
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Sul sito
internet “Vivi con stile”,
Legambiente fornisce delle top ten
dei prodotti più ecologici, insieme
a classifiche di modelli con le
migliori prestazioni ambientali,
considerati in base alla categoria
di appartenenza. Dalle classifiche
sono stati esclusi i modelli con un
elevato impatto ambientale, per
esempio i condizionatori
(residenziali) e le lavatrici che
non raggiungono almeno la classe AAB
e A di efficienza energetica non
sono stati inseriti nelle
graduatorie.
Lo stesso vale per le vetture che
superano i 180 grammi di emissioni
di CO2 per km, per i televisori al
plasma e quelli che presentano
consumi superiori ai 200 W (in
modalità acceso). Poiché l’energia
che usiamo oggi rappresenta un
fattore che incide notevolmente
sull’inquinamento e sulle nostre
spese, le EcoTopTen di Legambiente
intendono offrire ai consumatori un
utile strumento per scegliere
prodotti ecologici, ma anche
convenienti per il portafoglio.
Le graduatorie sono indipendenti dai
produttori ed etichette; le
valutazioni, infatti, sono fornite
sulla base delle dichiarazioni delle
case produttrici, su cui Legambiente
si è attenuta. Il giudizio finale
che l’Associazione assegna ad ogni
modello è stato calcolato in base a
precisi indicatori di carattere
ambientale e sanitario che, per ogni
tipologia di prodotto, tengono conto
dei fattori di emissioni e degli
inquinanti tipici in essi
riscontrati (in base alla classe di
emissione). Per consultare le
EcoTopTen di Legambiente, visitare
il sito internet Vivi con Stile –
EcoTopTen.
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| (Fonte:
Kyotoclub.org, 16/03/10) |
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