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MEZZOGIORNO D’ITALIA, UNA
MINIERA PER LE RINNOVABILI
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C’è una
brevissima favola di Esopo in cui il
vento e il sole discutono
animosamente per decidere chi sia il
più forte: alla fine vince il sole
che riesce a vincere la scommessa.
C’è una “favola” moderna, invece, in
cui a litigare siamo noi umani
mentre la posta in gioco è
rappresentata proprio dal sole, dal
vento e da tutte le risorse
naturali. Che tardiamo a sfruttare
nella maniera migliore.
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Si tratta di una ricerca realizzata
dall’Associazione Studi e Ricerche
per il Mezzogiorno, Energia e
territorio, che ha indagato il
rapporto tra le regioni del Sud
Italia – una vera “miniera per lo
sviluppo di fonti rinnovabili” – e
le loro scelte energetiche.
Un’indagine che Francesco Saverio
Coppola, direttore dell’associazione
nata per volontà di Intesa Sanpaolo
– ha presentato mercoledì nella
capitale, raccontando risultati e
modello interpretativo: il
Mezzogiorno d’Italia rappresenta il
98% di tutto l’eolico italiano in
termini di gigawatt prodotti, il 33%
dell’energia solare e quasi il 60%
di energia da biomasse. Cifre
importanti insomma, che danno anche
l’idea di una certa vitalità
imprenditoriale e dell’interesse che
il mondo della finanza nutre per il
comparto energetico.
Tutto bene dunque? Naturalmente no.
All’analisi del territorio
meridionale, così ricco di risorse
ambientali, e alla volontà di
investimento da parte del decisore
pubblico (accanto a forme di
partenariato con il settore
privato), fanno da contraltare
critico i rappresentanti del mondo
del credito e quelli
dell’imprenditoria (come Edison,
Enel, Eni e Terna) che, in qualità
di player del settore, sono stati
interpellati dai ricercatori, su
strategie e politiche da mettere in
atto. I ricercatori hanno costruito
così un vero e proprio modello
interpretativo, sulla base di
precisi indicatori, che ha
consentito di rilevare l’estrema
disomogeneità nel governo delle
politiche energetiche tra le otto
regioni meridionali. Approvazione
del Piano energetico regionale,
rapporto tra produzione e consumo di
energia, spesa energetica, numero di
imprese attive nel settore e
relativa dinamicità: ne viene fuori
così una sorta di “carta d’identità
energetica”, utile a valutare –
secondo indici di natura normativa e
programmatica, territoriale,
finanziaria e di mercato –
l’atteggiamento assunto da ciascun
territorio regionale nell’ambito del
sistema energetico del Paese.
Questi indicatori riguardano
altrettante macro aree, ciascuna
delle quali corrisponde a una
criticità emersa dalla ricerca. La
prima riguarda il fronte normativo,
che soffre una “frammentazione delle
competenze” suddivise negli anni tra
Stato e Regioni (ed enti locali),
che ha allungato a dismisura tutti i
processi di decisionali e
autorizzativi (pensiamo, ad esempio,
ai numerosi passaggi richiesti per
rendere operativo un impianto). Per
cui si verifica una contraddizione –
tutta italiana – in base alla quale
le stesse Regioni, da un lato, sono
libere di programmare gli interventi
in campo energetico tramite il Piano
Energetico Ambientale Regionale (il
Pear), che non essendo però
vincolante nei contenuti e nei
metodi, finisce con l’essere attuato
in modo disomogeneo.
Quello che serve al settore è dunque
la definizione di una politica
energetica che indichi, con
precisione, obiettivi e linee guida
allo scopo di coordinare le
iniziative centrali con quelle prese
a livello regionale e locale. Sul
punto, Confindustria chiede, a nome
del mondo produttivo, “la riforma
del Titolo V della Costituzione”
(che prevede la “potestà legislativa
concorrente di Stato e Regioni” in
materia di trasporto e distribuzione
dell’energia). E che, dunque, la
materia energetica – con riferimento
alle infrastrutture di rete di
interesse nazionale – torni alla
competenza esclusiva dello Stato.
La seconda area di ricerca è quella
relativa al territorio e qui i dati
sono piuttosto noti: l’Italia
sopporta un costo dell’energia
superiore agli altri paesi
dell’Unione del 37 % e risulta il
primo Paese importatore di energia
elettrica al mondo; il suo mix di
fonti per la generazione elettrica è
fortemente squilibrato a vantaggio
del gas (56%) che, insieme al
petrolio (6% sono entrambi di
importazione, con un ricorso ridotto
al carbone (14%) e un apporto delle
rinnovabili pari al 18%.
Una posizione, quella italiana
sull’energia, che incrociando tutte
le coordinate dell’indagine, è
corretto definire “vulnerabile”. La
dipendenza dall’estero non è dovuta
solo all’insufficiente produzione
nazionale ma soprattutto al ritardo
accumulato nella realizzazione dei
nuovi impianti per cui è risultato
antieconomico utilizzare quelli
vecchi e, addirittura, più
conveniente acquistare energia dagli
altri paesi.
La ricerca ha riscontrato che, nella
distribuzione per aree geografiche
della produzione di energia, il Sud
gioca un ruolo centrale con il 36%
della generazione totale, segue il
Nord Ovest con poco più del 30%, il
Nord Est con il 20,5% e il Centro
con il 13%. Tra le regioni
meridionali, la Puglia la fa da
padrone con una produzione del 34,2%
sul totale del Mezzogiorno, seguita
da Sicilia e Sardegna. Quanto alla
ripartizione per fonte, sempre in
riferimento al Meridione, circa il
91% deriva dal comparto termico, a
cui si affiancano, l’idrico e
l’eolico. E in tutte le regioni del
Sud, la maggior quantità di energia
elettrica è assorbita dal settore
industriale con il 43% (dato che è
in linea con quello nazionale).
Oltre alla dipendenza degli
approvvigionamenti, l’altro nodo
riguarda le infrastrutture, con una
rete di trasmissione, più densa al
Nord ma che, man mano che si scende
lungo lo Stivale, si fa sempre più
rarefatta, con linee obsolete e poco
affidabili: è chiaro che dallo
sviluppo della rete dipende anche la
stessa capacità di tener testa ai
consumi elettrici.
Il relativo potenziamento, su cui è
impegnato il gestore della rete di
trasmissione, Terna, soffre poi iter
autorizzativi lunghi (imputabili
anche alla ripartizione di
competenze tra i diversi livelli di
governo) e l’opposizione degli enti
locali interessati alla
realizzazione di nuovi progetti. A
questo proposito, Terna ha previsto
investimenti di sviluppo per 3,3
miliardi di euro da qui al 2014, di
cui oltre il 70% concentrati al
Centro Sud.
E così si apre anche il capitolo
degli ostacoli di natura
finanziaria. Si tratta della terza
macro area di indagine, da cui
dipendono il consolidamento della
filiera per le imprese che investono
in rinnovabili, ma anche gli stessi
investimenti in innovazione
tecnologica.
L’Italia crea ancora poco in casa e,
prevalentemente, importa buona parte
della tecnologia riguardante
l’eolico e il fotovoltaico: questo
significa prezzi alti degli impianti
e lunghi tempi di attesa.
Quanto alla distribuzione della
spesa per l’energia, tra Centro Nord
e Mezzogiorno, nel 2007 le risorse
spese dalle Regioni settentrionali
sono state pari al 69% contro il 31
del Sud. Ma il capitolo finanziario
include anche l’avvio di un piano di
sensibilizzazione dei consumatori su
efficienza e risparmio energetico e
sull’uso efficiente dei fondi
comunitari, la cui esistenza è
spesso ignorata. E infatti la
finanza comunitaria non ha prodotto
i risultati sperati: lo dimostrano i
dati raccolti dall’indagine: in base
all’analisi dei Por (Programma
Operativo Regionale: il documento di
programmazione per l’utilizzo dei
Fondi Strutturali Europei) si evince
che la spesa per il settore
energetico sul totale, tocca valori
minimi (la quota più alta è quella
sarda con l’11%, segue la Sicilia
con l’8% mentre toccano il valore
minimo del 4%, Campania e Puglia).
Interessante, invece, lo spazio che
si ritaglia il capitale privato con
lo strumento del project financing
(che permette la realizzazione di
opere pubbliche senza oneri
finanziari per la pubblica
amministrazione): per il comparto
delle energie rinnovabili, nelle
otto regioni del Sud Italia, sono
state censite ben 80 gare di finanza
di progetto per un ammontare
complessivo pari a circa 255 milioni
di euro. L’indagine territoriale
vera e propria ha richiesto il
contributo del mondo delle imprese,
della finanza, delle associazioni di
categoria e delle istituzioni.
E c’è un risultato univoco e comune:
la chiara indicazione della
necessità di una “scelta strategica”
nell’utilizzo delle fonti
rinnovabili e delle tecnologie
altamente efficienti dal punto di
vista energetico. Che faccia del
Mezzogiorno, il fulcro dello
sviluppo di tutto il comparto ma a
un’unica condizione: quella di
sfruttare il vantaggio competitivo
potenziale che il Sud possiede. Un
“disegno” complessivo in cui tutti
gli attori facciano la propria
parte, compreso il mondo del credito
che finanzi infrastrutture e imprese
attive sul territorio, e ne sostenga
l’innovazione – vera leva per la
competitività di tutto il sistema.
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(fonte: greenews.info 18/06/10) |
DOVE SI
INVESTE MEGLIO IN RINNOVABILI
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Ernst & Young ha
elaborato l’ultima edizione
dell’indagine trimestrale “Renewable
Energy Country Attractiveness Index”
dedicata agli investimenti in
energie rinnovabili. Al primo posto
gli Stati Uniti raggiunti dalla
Cina. Terza la Germania. L’Italia
resta stabile al quinto posto. La
società di consulenza Ernst & Young
ha pubblicato l’ultima edizione
dell’indagine “Renewable Energy
Country Attractiveness Index”, lo
studio trimestrale dedicato agli
investimenti in energie rinnovabili
nei diversi Stati. Se la crisi
economica sembra aver inciso
abbastanza sulle quotazione dei
paesi dell’Unione Europei nel
settore delle rinnovabili (resta
comunque terza la Germania nella
classifica di E&Y), lo stesso non si
può dire per la Cina che, insieme
agli Stati Uniti, si classifica a
pari merito tra i paesi “più
attrattivi” al mondo per gli
investimenti in rinnovabili.
Il paese asiatico guadagna due punti
in più negli indici generali di
investimento in energia pulita,
visto che sta investendo nei settori
circa 34,6 miliardi di dollari,
quasi il doppio degli Stati Uniti.
Questi ultimi invece perdono un
punto rispetto al precedente
documento trimestrale di Ernst &
Young forse a causa della mancata
approvazione del Climate Bill e
anche per aver registrato
nell’ultimo trimestre la più bassa
nuova potenza eolica installata dal
2007. La Cina invece nel 2009
diventa leader mondiale per potenza
installata nell’eolico e risulta il
paese con l’indice maggiore nel
settore sia per il breve che per il
lungo termine. Anche l’India ha
aumentato il suo indice generale
grazie all’apporto di risorse
pubbliche per oltre 1 miliardo di
dollari nei comparti della green
economy e un piano di sviluppo
dell’eolico per 4 GW e di 1 GW per
l’energia solare da realizzare nel
breve e medio termine. In chiaro
rialzo le quotazioni (due punti)
anche della Gran Bretagna (al 6°
posto generale), il cui Governo ha
lanciato un fondo di investimenti
verdi per circa 2,3 miliardi di euro
e approvato un investimento di oltre
un miliardo di euro per favorire
l’integrazione delle rinnovabili
nelle reti elettriche.
Inoltre è stato reso attivo un nuovo
piano per velocizzare l’approvazione
dei progetti. L’Italia, come nelle
precedenti edizioni dell’indagine,
si classifica al quinto posto,
guadagnando un punto nell’indice di
investimento in particolare grazie
ai progetti dei più grandi parchi
fotovoltaici d’Europa, come quello
di Rovigo (72 MW) e di Montalto di
Castro (85 MW). Anche in riferimento
all’eolico nel nostro paese si sono
registrati risultati molto positivi,
+30% nel 2009, che ci hanno
confermato la sesta posizione
nell’indice di settore a breve
termine. Discrete anche le
potenzialità di crescita nell’eolico
offshore. Grecia, Spagna e
Portogallo invece perdono terreno
per il peggioramento dell’andamento
dei mercati di capitali e delle
quotazioni nei rating
internazionali. Un primo trimestre
2010 che è risultato complesso anche
per l’Australia alla luce anche del
ritardo con il quale sarà forse reso
operativo il pianificato schema di
emission trading successivo al 2012.
Nell’indagine si evidenzia anche la
risalita di Brasile e Giappone nel
ranking generale.
In questa nuova indagine trimestrale
ci sono delle novità rispetto alle
precedenti edizioni. È stata
introdotta una revisione dell’indice
dell’energia solare, in modo da
riflettere il ruolo crescente della
generazione dei sistemi solari
termodinamici per la produzione di
energia elettrica. I cambiamenti dei
coefficienti per il solare hanno
portato ad un innalzamento del
punteggio complessivo del solare per
paesi come Stati Uniti, Spagna e
India che hanno un buon potenziale
per questa tecnologia, mentre hanno
fatto abbassare leggermente il
punteggio sul solare di paesi come
Germania e Francia. In questa
pubblicazione, inoltre, sono stati
inseriti due nuovi paesi, Repubblica
Ceca e Sud Africa.
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| (fonte:
qualenergia.it 18/06/10) |
SCELGO
IL FOTOVOLTAICO
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Il settore del
fotovoltaico è in forte crescita
sostenuto anche dal leasing.
L’Italia è un paese che continua il
processo di adeguamento a quelle che
sono le normative imposte dall’UE in
materia ambientale. Il fotovoltaico
è in grado di contribuire in maniera
concreta, assieme ovviamente all’uso
anche di altre fonti rinnovabili, a
raggiungerlo.
Il pannello fotovoltaico è in grado
di generare corrente e quindi
permettere al consumatore di avere
un risparmio sostanziale in
bolletta. Per capire bene il settore
è necessario rendersi conto che
l’impianto stesso non comporta
alcuna modificazione del sistema già
presente nell’abitazione ma solo la
presenza di una serie di pannelli,
in un numero tale che soddisfino
l’esigenza del nucleo familiare, sul
tetto dell’abitazione. La facilità
di trovare collocazione ai pannelli
consente davvero a chiunque di
poterli installare senza dimenticare
mai i numerosi vantaggi che si
possono trarre. Naturalmente il
costo sarà ammortizzato in circa 5
anni e il pannello fotovoltaico
dovrà essere sostituito al termine
del suo ciclo di vita.
In ogni caso è importante
sottolineare che i pannelli
fotovoltaici non inquinano e quindi
contribuiscono a rispettare
l’ambiente, cosa che invece non
accade con l’uso, ad esempio, del
gas. Si uniscono assieme così due
tematiche importati, una legata al
risparmio, l’altra al rispetto della
natura, che oggi rappresenta,
quest’ultimo, un tema molto
dibattuto.
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| (fonte:
pienosole.it 17/06/10) |
RITORNO
AL NUCLEARE, STOP DELLA CONSULTA
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Dalla Consulta
arriva la bocciatura del primo atto
legislativo del Governo per il
ritorno del nucleare in Italia. La
Corte Costituzionale ha infatti
dichiarato incostituzionale
l'articolo 4, commi da 1 a 4, del
decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78
(Provvedimenti anticrisi, nonché
proroga di termini), convertito, con
modificazioni, dalla legge 3 agosto
2009, n. 102.
Questo provvedimento apriva le porte
alle procedure d'urgenza per la
realizzazione di nuove
infrastrutture per la produzione di
energia elettrica, tra le quali le
centrali nucleari. L’art. 4 prevede
infatti che il Consiglio dei
ministri possa individuare
interventi relativi alla produzione,
al trasporto ed alla distribuzione
dell’energia, da realizzare con
capitale prevalentemente o
interamente privato, per i quali
ricorrono particolari ragioni di
urgenza in riferimento allo sviluppo
socio-economico e che devono essere
effettuati con mezzi e poteri
straordinari (comma 1). La
disposizione richiede la necessità
dell’intesa con la Regione solo per
l’individuazione degli interventi
relativi alla produzione e non anche
per quelli concernenti il trasporto
e la distribuzione dell'energia.
Commissari straordinari
Il comma 2 prevede che il Governo
nomini uno o più Commissari
straordinari per la realizzazione
dei suddetti interventi. Il
Commissario straordinario può
fissare, per l’attività occorrente
per l’autorizzazione e l’esecuzione
degli interventi in questione,
termini più brevi rispetto a quelli
ordinariamente previsti; inoltre, in
tutti i casi in cui le
amministrazioni non rispettino tali
termini, può sostituirsi alle
amministrazioni medesime nel
compimento di tutta l'attività che
sarebbe di loro competenza (comma
3). Con i provvedimenti di cui al
comma 1, inoltre, sono individuate
le strutture di cui si avvale il
Commissario straordinario, senza
nuovi o maggiori oneri a carico del
bilancio dello Stato, nonché i
poteri di controllo e di vigilanza
del Ministro per la semplificazione
normativa e degli altri Ministri
competenti (comma 4).
Incostituzionalità dell'articolo
Su questo articolo Umbria, Toscana,
Emilia-Romagna e la Provincia
autonoma di Trento avevano sollevato
la questione della costituzionalità
dinanzi alla Consulta. E la Corte
Costituzionale, con la sentenza n.
215 del 9 giugno 2010, ha rilevato
la violazione degli art. 117, terzo
comma, e 118, primo e secondo comma,
della Costituzione, dichiarando
illegittimo l’art. 4, commi da 1 a
4, del d.l. n. 78 del 2009.
Nel mirino della suprema corte di
giustizia italiana, in particolare,
da un lato la previsione d'urgenza
degli interventi per la produzione
dell'energia, da realizzare però con
capitali privati, dall'altro la
sottrazione dei poteri decisionali
delle Regioni in materia. Secondo la
Consulta, “trattandosi di iniziative
di rilievo strategico, ogni motivo
d’urgenza dovrebbe comportare
l’assunzione diretta, da parte dello
Stato, della realizzazione delle
opere medesime.
Invece la disposizione impugnata
stabilisce che gli interventi da
essa previsti debbano essere
realizzati con capitale interamente
o prevalentemente privato, che per
sua natura è aleatorio, sia quanto
all’an che al quantum”. Inoltre “la
previsione, secondo cui la
realizzazione degli interventi è
affidata ai privati, rende
l’intervento legislativo statale
anche sproporzionato.
Se, infatti, le presunte ragioni
dell’urgenza non sono tali da
rendere certo che sia lo stesso
Stato, per esigenze di esercizio
unitario, a doversi occupare
dell’esecuzione immediata delle
opere, non c’è motivo di sottrarre
alle Regioni la competenza nella
realizzazione degli interventi”.
Pertanto, conclude la Consulta, “i
canoni di pertinenza e
proporzionalità richiesti dalla
giurisprudenza costituzionale al
fine di riconoscere la legittimità
di previsioni legislative che
attraggano in capo allo Stato
funzioni di competenza delle Regioni
non sono stati, quindi, rispettati”.
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| (fonte:
casaeclima.com 21/06/10) |
OIR: LE
RINNOVABILI STIMOLANO INDUSTRIA E
FINANZA
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Nato come
strumento per l’analisi e lo studio
del settore delle eco-energie
italiane, l’OIR, l’Osservatorio
Internazionale sull’Industria e la
Finanza delle Rinnovabili ha tra gli
obiettivi principali quello di
stimolare e lanciare proposte
concrete per uno sviluppo del
settore che sappia rendersi stabile
e fruttuoso nel tempo. Con tali
prerogative, quindi, anche
quest’anno è stato presentato il
Rapporto 2010 dell’OIR che
attraverso tre diverse aree
tematiche evidenzia successi e
criticità delle FER (fonti
energetiche rinnovabili), tematica
centrale nell’agenda economica e
politica sia a livello nazionale che
globale, stimolata dagli obiettivi
europei e dalle nuove scommesse
energetiche di Stati Uniti ed
economie in via di sviluppo.
In un panorama mondiale in cui la
concorrenza tra le imprese è sempre
più aspra l’Italia, nonostante
l’impegno, affronta ancora oggi le
conseguenze della
deindustrializzazione dei passati
anni ’80 e ’90 con ripercussioni
soprattutto a carico del settore
elettromeccanico che ha portato, nel
2009, a registrare l’1% delle
vendite di turbine e caldaie a
carico delle aziende italiane, con
ingenti capitali finanziari diretti
oltre frontiera. Da una parte
economie forti nel settore delle
eco-energie come Stati Uniti e
Giappone e dall’altra paesi in via
di sviluppo sempre più interessate
all’acquisto di quote del mercato
globale stanno mettendo l’Italia in
una posizione scomoda: la nostra
industria non riesce a competere con
le produzioni indiane o cinesi e
possiede solo pochi gruppi che
producono componenti anche se di
altissima qualità. Entrando nel
dettaglio il panorama della
produzione legata al settore delle
rinnovabili italiane sembra essere
così distribuito:
Fotovoltaico:
l’Italia eccelle nella produzione di
inverter e di macchinari produttivi
con scarsa incisività, al contrario,
causa di un regime di incentivazione
apparso da troppo poco tempo per
rappresentare un aiuto concreto al
comparto, risulta ancora indietro
nella produzione di componentistica
ad alto livello tecnologico.
Concentrato sulla produzione di film
sottile il settore punta alla
riduzione del gap tecnologico anche
mediante la costruzione di nuove
strutture di produzione. Ne è un
esempio lo stabilimento da 480 MW
nato dalla joint venture Enel, Sharp
e STM e di prossima realizzazione in
Sicilia. Solare termico: il mercato
italiano è in espansione ma ancora
non soddisfa totalmente la domanda
nazionale di collettori solari.
Eolico:
attualmente irrilevante nel panorama
legato alla produzione di
aerogeneratori la realtà italiana
vanta un importante sito produttivo
della danese Vestas presso la città
di Taranto. La leadership mondiale è
altresì ottenuta grazie alla
produzione di riduttori, grazie alla
quale è in grado di servire il 60%
del mercato globale.
Biomasse:
grazie alla vasta presenza di
termoelettrico sul territorio
l’Italia risulta un attore di primo
piano nell’industria delle biomasse,
anche se non in tutti i settori di
produzione e generazione energetica,
con particolare valore riconosciuto
nella produzione di macchinari di
piccola taglia come turbogeneratori
ORC e caldaie ad olio diatermico.
Biogas:
alcune aree della penisola si stanno
impegnando nello sviluppo delle
tecnologie per la creazione di
impianti che sfruttano il
biocarburante, anche se la
progettazione e la costruzione
attualmente risultano ancora
indietro rispetto ai player esteri
di Germania e Austria.
Idroelettrico:
presenza storica nel settore delle
energie rinnovabili italiane. I
costruttori nazionali, per quanto
riguarda la parte edile, sono gli
attori principali dei maggiori
progetti a livello mondiale
soprattutto in Africa e Sud America.
Attivi anche nel mini hidro,
ultimamente il settore risulta però
in stallo a causa della crisi
economica.
Geotermico:
nata in Italia, la tecnologia legata
allo sfruttamento del calore della
Terra è leader anche all’estero,
soprattutto nei servizi legati alla
perforazione e nella produzione di
trivelle.
Per quanto concerne il settore
investimenti nel panorama delle
energie rinnovabili si evidenzia un
flusso positivo soprattutto nel
solare (pannelli a film sottile e
celle organiche applicabili sui
vetri delle finestre) con
particolare impegno nel
finanziamento del solare termico di
grande taglia per la realizzazione
di macchinari più efficienti che
riducano la dipendenza dal silicio.
Nell’eolico (piattaforme
galleggianti) i finanziamenti
continuano a crescere visto il
potenziale di sfruttamento
quantificato in un range che va da
un minimo di 2000 MW ad un massimo
di 4000 MW istallabili.
I flussi economici risultano
notevoli anche per mezzo di
iniziative interessanti nei comparti
biomasse, per cui la Geoterm di
Brescia vanta l’80% del mercato
europeo geotermico, anche a bassa
entalpia, e nell’emergente
sfruttamento del moto ondoso e delle
maree, settore ancora molto oneroso
ma con ottime prospettive di
crescita e di rendimento. A livello
di infrastrutture si registra un
incremento costante delle
istallazioni per lo sfruttamento
delle fonti rinnovabili con problemi
diffusi sul territorio relativi
all’allacciamento alla rete
nazionale soprattutto nel sud della
penisola, dove spesso la capacità
dei sistemi è ridotta dove
sovraccarichi e congestioni sono
all’ordine del giorno creando disagi
ai consumatori. A tal proposito le
direttive della Smart Grids European
Technology Platform renderanno più
semplice indirizzare gli obiettivi
di ammodernamento e di
efficientamento della rete per
meglio soddisfare gli obiettivi
energetici e gli standard di
riduzione delle emissioni dannose
legate alla produzione di energia,
unitamente alla realizzazione di
infrastrutture destinate allo
sviluppo del mercato dei veicoli
elettrici.
Quindi attraente e di continuo
stimolo il settore delle energie
pulite italiane si rivela uno dei
comparti maggiormente attivi dal
punto di vista finanziario,
interessante per banche e privati
che, nonostante la crisi hanno
continuato, nel 2009, ad impegnare
capitali per la produzione di
energia low carbon. Seguendo
l’esempio della Germania, leader
nella cooperazione tra finanza e
rinnovabili, l’Italia dovrebbe
quindi adottare una strategia
energetica nazionale in grado di
consentire la sostenibilità
economica degli investimenti, la
presenza sempre maggiore delle
energie pulite e una maggiore e più
dettagliata diffusione della tutela
ambientale su tutto il territorio
mediante una burocrazia meno rigida
e tramite un quadro legislativo più
chiaro, che incrementi i programmi
pubblici di sostegno e promozione
della ricerca applicata.
|
| (fonte:
rinnovabili.it 22/06/10) |
RIQUALIFICAZIONE E BONIFICA
CAPANNONI: IN ALTO ADIGE IL
FOTOVOLTAICO CONQUISTA I
TETTI...DEGLI ALLEVAMENTI!
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Allevare
con l'energia del sole? Accade a
Montereale Valcellina (prov. di
Pordenone), dove l'azienda
alto-atesina Elpo Srl, con sede a
Brunico, ha installato sopra i
capannoni dell'allevamento di polli
e galline della società Finipar Srl
(Gruppo Sorelle Ramonda) un impianto
fotovoltaico da quasi 1.000 KW di
potenza, in grado di produrre fino a
1.186.000 KWh ogni anno.
La superficie delle stalle
utilizzata – 10.700 m2 in totale –
presa in affitto da Elpo, è stata
precedentemente bonificata
dall'amianto e dalla lana dei vetro,
per poi essere ricoperta dai 7569
moduli solari che costituiscono
l'impianto, ora integrato alla
perfezione nell'architettura degli
edifici. Un progetto che, oltre a
produrre energia pulita, contribuirà
a incrementare la conoscenza dell'Elpo
in materia. Le prestazioni dei
moduli fotovoltaici, infatti,
verranno monitorate e analizzate
dall'Accademia Europea di Bolzano
(EURAC), centro di ricerca privato
sulle fonti rinnovabili, al fine di
individuare quali delle diverse
tipologie di moduli utilizzati (Sunpower,
Schüco, Heckert, Sharp, Day4,
Azimut) sia la migliore. “Abbiamo
conferito al progetto di Montereale
Valcellina il valore aggiunto della
Ricerca e Sviluppo” ha spiegato il
presidente di Elpo, Robert Pohlin,
“selezionando tra tutti i moduli
attualmente disponibili sul mercato
sei tipologie di cui poter testare
sul campo le performance. In questo
modo saremo in grado di offrire ai
nostri clienti una consulenza sempre
aggiornata, per guidarli nella
scelta delle soluzioni più idonee
alle singole esigenze”.
Entro una o due settimane l'impianto
dovrebbe entrare in funzione e
cominciare a produrre energia,
energia che sarà poi venduta
all'Enel. Pare proprio che gli unici
a non aver fatto l'affare siano i
polli e le galline degli
allevamenti: pannelli solari o meno,
loro continueranno a “vivere”
rinchiusi in quei capannoni.
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| (fonte:
greenme.it 22/06/10) |
LG
LANCIA IN COREA IL PRIMO
CONDIZIONATORE D'ARIA IBRIDO CON
PANNELLO SOLARE FOTOVOLTAICO
INCORPORATO
|
Difficile
prevedere se l'estate sarà torrida o
meno, visto che gli eventi estremi,
a causa dei mutamenti climatici, si
sono triplicati rispetto a una
trentina di anni fa, Ad ogni modo,
se dovesse arrivare la cosiddetta
“ondata di calore”, la contromossa
più comune sarà accendere il
condizionatore e chiudersi in casa.
Le conseguenze? oltre al fresco, una
bolletta della corrente salatissima.
Sarà per questo che LG Electronics
ha pensato di lanciare sul mercato
coreano il primo condizionatore con
pannello solare incorporato. Questo
elettrodomestico è infatti uno
spietato energivoro, caratteristica
che lo rende il principale
responsabile dei ciclici black-out
che colpiscono il nostro paese ogni
estate. Perché quindi non prendere
due piccioni con una fava,
sfruttando la fonte stessa del
consumo di energia – il sole – per
produrre corrente elettrica e
alimentare il condizionatore?
Detta così sembra facile; in pratica
però, il piccolo pannello
fotovoltaico applicato
all'elettrodomestico LG è in grado
di coprire solo una piccolissima
parte del suo fabbisogno energetico:
circa 70 watt/h. Una cifra, ad ogni
modo, in grado di “dare una mano” al
portafoglio, ma soprattutto
all'ambiente, con un taglio alle
emissioni si CO2 di quasi 22 kg
l'anno. Il resto della corrente
elettrica neccessaria sarà integrato
dal circuito tradizionale
dell'abitazione.
Ancora non si conosce il prezzo e la
data di lancio dell'apparecchio in
Europa, mentre per quanto riguarda
le dimensioni, queste sono
abbastanza contenute (circa 70 cm x
100). L'idea, comunque, non è
affatto originale: due anni fa
l'azienda americana GreenCore aveva
messo in vendita qualcosa di simile,
mentre l'estate scorsa è stata la
volta della DuCool, con un sistema
ibrido di aria condizionata
alimentato a energia solare. Nel
dubbio che si tratti dell'ennesimo
caso di greenwashing, la cosa
migliore da fare è accendere il
condizionatore solo quando è davvero
necessario, mantenerlo a una
temperatura non inferiore ai 22
gradi, e soprattutto seguire pochi e
utili consigli per combattere il
caldo!
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| (fonte:
greenme.it 21/06/10) |
FOTOVOLTAICO IN EGITTO
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L’energia
fotovoltaica comincia a divenire un
settore ormai appetibile per
numerose aziende di tutto il mondo,
si assiste ad un inarrestabile
aumento dell’interesse verso quella
che qualcuno si appresta a definire,
la nuova energia del futuro. Difatti
presto toccherà all’Egitto che allo
scadere del 2011 inaugurerà il primo
impianto solare termodinamico.
Sembra che si tratti di un progetto
dall’enorme portata innovativa data
la potenza dell’impianto che
permetterà al Paese di raggiungere
una posizione di spicco nel panorama
delle rinnovabili data la
possibilità di contare su una
capacità energetica complessiva di
ben140 MW.
Grazie alla potenza ottenuta,
difatti, sembra che l’impianto
arriverà a posizionarsi addirittura
al quarto posto nella classifica dei
migliori impianti ad energia solare
in tutto il mondo. A confermarlo, il
Ministero dell’elettricità e
dell’energia egiziano che, tramite
il proprio sito web ha reso note
alcune principali informazioni al
riguardo. assolutamente strategico
per il Governo e per l’economia del
paese che, nell’arco di meno di
trent’anni, rischia di rimanere
completamente a secco di carburanti
visto che i principali giacimenti di
gas e petrolio stanno oramai per
esaurirsi.
Una nuova centrale solare, insomma,
che spiana la strada ad un intero
Paese la cui cultura bio-energetica
sembra essere ancora agli albori
nonostante l’obiettivo di produrre,
entro 2020, il 20% di energia
ricavata da fonti rinnovabili. Si
tratta di un obiettivo assolutamente
ambizioso, che mira a portare avanti
uno sviluppo che si impronti sui
concetti di sostenibilità e
risparmio che ben si conciliano con
rispetto e cura dell’ambiente. Un
nuovo piano energetico che ben
presto potrà sfruttare una delle più
grandi energie pulite di cui la
terra gode ma che ancora stenta ad
utilizzare nel modo più adeguato.
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| (fonte:
pienosole.it 23/06/10) |
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