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MEZZOGIORNO D’ITALIA, UNA MINIERA PER LE RINNOVABILI

C’è una brevissima favola di Esopo in cui il vento e il sole discutono animosamente per decidere chi sia il più forte: alla fine vince il sole che riesce a vincere la scommessa.

C’è una “favola” moderna, invece, in cui a litigare siamo noi umani mentre la posta in gioco è rappresentata proprio dal sole, dal vento e da tutte le risorse naturali. Che tardiamo a sfruttare nella maniera migliore.

Si tratta di una ricerca realizzata dall’Associazione Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, Energia e territorio, che ha indagato il rapporto tra le regioni del Sud Italia – una vera “miniera per lo sviluppo di fonti rinnovabili” – e le loro scelte energetiche.

Un’indagine che Francesco Saverio Coppola, direttore dell’associazione nata per volontà di Intesa Sanpaolo – ha presentato mercoledì nella capitale, raccontando risultati e modello interpretativo: il Mezzogiorno d’Italia rappresenta il 98% di tutto l’eolico italiano in termini di gigawatt prodotti, il 33% dell’energia solare e quasi il 60% di energia da biomasse. Cifre importanti insomma, che danno anche l’idea di una certa vitalità imprenditoriale e dell’interesse che il mondo della finanza nutre per il comparto energetico.

Tutto bene dunque? Naturalmente no. All’analisi del territorio meridionale, così ricco di risorse ambientali, e alla volontà di investimento da parte del decisore pubblico (accanto a forme di partenariato con il settore privato), fanno da contraltare critico i rappresentanti del mondo del credito e quelli dell’imprenditoria (come Edison, Enel, Eni e Terna) che, in qualità di player del settore, sono stati interpellati dai ricercatori, su strategie e politiche da mettere in atto. I ricercatori hanno costruito così un vero e proprio modello interpretativo, sulla base di precisi indicatori, che ha consentito di rilevare l’estrema disomogeneità nel governo delle politiche energetiche tra le otto regioni meridionali. Approvazione del Piano energetico regionale, rapporto tra produzione e consumo di energia, spesa energetica, numero di imprese attive nel settore e relativa dinamicità: ne viene fuori così una sorta di “carta d’identità energetica”, utile a valutare – secondo indici di natura normativa e programmatica, territoriale, finanziaria e di mercato – l’atteggiamento assunto da ciascun territorio regionale nell’ambito del sistema energetico del Paese.

Questi indicatori riguardano altrettante macro aree, ciascuna delle quali corrisponde a una criticità emersa dalla ricerca. La prima riguarda il fronte normativo, che soffre una “frammentazione delle competenze” suddivise negli anni tra Stato e Regioni (ed enti locali), che ha allungato a dismisura tutti i processi di decisionali e autorizzativi (pensiamo, ad esempio, ai numerosi passaggi richiesti per rendere operativo un impianto). Per cui si verifica una contraddizione – tutta italiana – in base alla quale le stesse Regioni, da un lato, sono libere di programmare gli interventi in campo energetico tramite il Piano Energetico Ambientale Regionale (il Pear), che non essendo però vincolante nei contenuti e nei metodi, finisce con l’essere attuato in modo disomogeneo.
Quello che serve al settore è dunque la definizione di una politica energetica che indichi, con precisione, obiettivi e linee guida allo scopo di coordinare le iniziative centrali con quelle prese a livello regionale e locale. Sul punto, Confindustria chiede, a nome del mondo produttivo, “la riforma del Titolo V della Costituzione” (che prevede la “potestà legislativa concorrente di Stato e Regioni” in materia di trasporto e distribuzione dell’energia). E che, dunque, la materia energetica – con riferimento alle infrastrutture di rete di interesse nazionale – torni alla competenza esclusiva dello Stato.

La seconda area di ricerca è quella relativa al territorio e qui i dati sono piuttosto noti: l’Italia sopporta un costo dell’energia superiore agli altri paesi dell’Unione del 37 % e risulta il primo Paese importatore di energia elettrica al mondo; il suo mix di fonti per la generazione elettrica è fortemente squilibrato a vantaggio del gas (56%) che, insieme al petrolio (6% sono entrambi di importazione, con un ricorso ridotto al carbone (14%) e un apporto delle rinnovabili pari al 18%.
Una posizione, quella italiana sull’energia, che incrociando tutte le coordinate dell’indagine, è corretto definire “vulnerabile”. La dipendenza dall’estero non è dovuta solo all’insufficiente produzione nazionale ma soprattutto al ritardo accumulato nella realizzazione dei nuovi impianti per cui è risultato antieconomico utilizzare quelli vecchi e, addirittura, più conveniente acquistare energia dagli altri paesi.

La ricerca ha riscontrato che, nella distribuzione per aree geografiche della produzione di energia, il Sud gioca un ruolo centrale con il 36% della generazione totale, segue il Nord Ovest con poco più del 30%, il Nord Est con il 20,5% e il Centro con il 13%. Tra le regioni meridionali, la Puglia la fa da padrone con una produzione del 34,2% sul totale del Mezzogiorno, seguita da Sicilia e Sardegna. Quanto alla ripartizione per fonte, sempre in riferimento al Meridione, circa il 91% deriva dal comparto termico, a cui si affiancano, l’idrico e l’eolico. E in tutte le regioni del Sud, la maggior quantità di energia elettrica è assorbita dal settore industriale con il 43% (dato che è in linea con quello nazionale).

Oltre alla dipendenza degli approvvigionamenti, l’altro nodo riguarda le infrastrutture, con una rete di trasmissione, più densa al Nord ma che, man mano che si scende lungo lo Stivale, si fa sempre più rarefatta, con linee obsolete e poco affidabili: è chiaro che dallo sviluppo della rete dipende anche la stessa capacità di tener testa ai consumi elettrici.
Il relativo potenziamento, su cui è impegnato il gestore della rete di trasmissione, Terna, soffre poi iter autorizzativi lunghi (imputabili anche alla ripartizione di competenze tra i diversi livelli di governo) e l’opposizione degli enti locali interessati alla realizzazione di nuovi progetti. A questo proposito, Terna ha previsto investimenti di sviluppo per 3,3 miliardi di euro da qui al 2014, di cui oltre il 70% concentrati al Centro Sud.

E così si apre anche il capitolo degli ostacoli di natura finanziaria. Si tratta della terza macro area di indagine, da cui dipendono il consolidamento della filiera per le imprese che investono in rinnovabili, ma anche gli stessi investimenti in innovazione tecnologica.
L’Italia crea ancora poco in casa e, prevalentemente, importa buona parte della tecnologia riguardante l’eolico e il fotovoltaico: questo significa prezzi alti degli impianti e lunghi tempi di attesa.
Quanto alla distribuzione della spesa per l’energia, tra Centro Nord e Mezzogiorno, nel 2007 le risorse spese dalle Regioni settentrionali sono state pari al 69% contro il 31 del Sud. Ma il capitolo finanziario include anche l’avvio di un piano di sensibilizzazione dei consumatori su efficienza e risparmio energetico e sull’uso efficiente dei fondi comunitari, la cui esistenza è spesso ignorata. E infatti la finanza comunitaria non ha prodotto i risultati sperati: lo dimostrano i dati raccolti dall’indagine: in base all’analisi dei Por (Programma Operativo Regionale: il documento di programmazione per l’utilizzo dei Fondi Strutturali Europei) si evince che la spesa per il settore energetico sul totale, tocca valori minimi (la quota più alta è quella sarda con l’11%, segue la Sicilia con l’8% mentre toccano il valore minimo del 4%, Campania e Puglia).

Interessante, invece, lo spazio che si ritaglia il capitale privato con lo strumento del project financing (che permette la realizzazione di opere pubbliche senza oneri finanziari per la pubblica amministrazione): per il comparto delle energie rinnovabili, nelle otto regioni del Sud Italia, sono state censite ben 80 gare di finanza di progetto per un ammontare complessivo pari a circa 255 milioni di euro. L’indagine territoriale vera e propria ha richiesto il contributo del mondo delle imprese, della finanza, delle associazioni di categoria e delle istituzioni.

E c’è un risultato univoco e comune: la chiara indicazione della necessità di una “scelta strategica” nell’utilizzo delle fonti rinnovabili e delle tecnologie altamente efficienti dal punto di vista energetico. Che faccia del Mezzogiorno, il fulcro dello sviluppo di tutto il comparto ma a un’unica condizione: quella di sfruttare il vantaggio competitivo potenziale che il Sud possiede. Un “disegno” complessivo in cui tutti gli attori facciano la propria parte, compreso il mondo del credito che finanzi infrastrutture e imprese attive sul territorio, e ne sostenga l’innovazione – vera leva per la competitività di tutto il sistema.

(fonte: greenews.info 18/06/10)

DOVE SI INVESTE MEGLIO IN RINNOVABILI

Ernst & Young ha elaborato l’ultima edizione dell’indagine trimestrale “Renewable Energy Country Attractiveness Index” dedicata agli investimenti in energie rinnovabili. Al primo posto gli Stati Uniti raggiunti dalla Cina. Terza la Germania. L’Italia resta stabile al quinto posto. La società di consulenza Ernst & Young ha pubblicato l’ultima edizione dell’indagine “Renewable Energy Country Attractiveness Index”, lo studio trimestrale dedicato agli investimenti in energie rinnovabili nei diversi Stati. Se la crisi economica sembra aver inciso abbastanza sulle quotazione dei paesi dell’Unione Europei nel settore delle rinnovabili (resta comunque terza la Germania nella classifica di E&Y), lo stesso non si può dire per la Cina che, insieme agli Stati Uniti, si classifica a pari merito tra i paesi “più attrattivi” al mondo per gli investimenti in rinnovabili.

Il paese asiatico guadagna due punti in più negli indici generali di investimento in energia pulita, visto che sta investendo nei settori circa 34,6 miliardi di dollari, quasi il doppio degli Stati Uniti. Questi ultimi invece perdono un punto rispetto al precedente documento trimestrale di Ernst & Young forse a causa della mancata approvazione del Climate Bill e anche per aver registrato nell’ultimo trimestre la più bassa nuova potenza eolica installata dal 2007. La Cina invece nel 2009 diventa leader mondiale per potenza installata nell’eolico e risulta il paese con l’indice maggiore nel settore sia per il breve che per il lungo termine. Anche l’India ha aumentato il suo indice generale grazie all’apporto di risorse pubbliche per oltre 1 miliardo di dollari nei comparti della green economy e un piano di sviluppo dell’eolico per 4 GW e di 1 GW per l’energia solare da realizzare nel breve e medio termine. In chiaro rialzo le quotazioni (due punti) anche della Gran Bretagna (al 6° posto generale), il cui Governo ha lanciato un fondo di investimenti verdi per circa 2,3 miliardi di euro e approvato un investimento di oltre un miliardo di euro per favorire l’integrazione delle rinnovabili nelle reti elettriche.

Inoltre è stato reso attivo un nuovo piano per velocizzare l’approvazione dei progetti. L’Italia, come nelle precedenti edizioni dell’indagine, si classifica al quinto posto, guadagnando un punto nell’indice di investimento in particolare grazie ai progetti dei più grandi parchi fotovoltaici d’Europa, come quello di Rovigo (72 MW) e di Montalto di Castro (85 MW). Anche in riferimento all’eolico nel nostro paese si sono registrati risultati molto positivi, +30% nel 2009, che ci hanno confermato la sesta posizione nell’indice di settore a breve termine. Discrete anche le potenzialità di crescita nell’eolico offshore. Grecia, Spagna e Portogallo invece perdono terreno per il peggioramento dell’andamento dei mercati di capitali e delle quotazioni nei rating internazionali. Un primo trimestre 2010 che è risultato complesso anche per l’Australia alla luce anche del ritardo con il quale sarà forse reso operativo il pianificato schema di emission trading successivo al 2012. Nell’indagine si evidenzia anche la risalita di Brasile e Giappone nel ranking generale.

In questa nuova indagine trimestrale ci sono delle novità rispetto alle precedenti edizioni. È stata introdotta una revisione dell’indice dell’energia solare, in modo da riflettere il ruolo crescente della generazione dei sistemi solari termodinamici per la produzione di energia elettrica. I cambiamenti dei coefficienti per il solare hanno portato ad un innalzamento del punteggio complessivo del solare per paesi come Stati Uniti, Spagna e India che hanno un buon potenziale per questa tecnologia, mentre hanno fatto abbassare leggermente il punteggio sul solare di paesi come Germania e Francia. In questa pubblicazione, inoltre, sono stati inseriti due nuovi paesi, Repubblica Ceca e Sud Africa.

(fonte: qualenergia.it 18/06/10)

SCELGO IL FOTOVOLTAICO

Il settore del fotovoltaico è in forte crescita sostenuto anche dal leasing. L’Italia è un paese che continua il processo di adeguamento a quelle che sono le normative imposte dall’UE in materia ambientale. Il fotovoltaico è in grado di contribuire in maniera concreta, assieme ovviamente all’uso anche di altre fonti rinnovabili, a raggiungerlo.

Il pannello fotovoltaico è in grado di generare corrente e quindi permettere al consumatore di avere un risparmio sostanziale in bolletta. Per capire bene il settore è necessario rendersi conto che l’impianto stesso non comporta alcuna modificazione del sistema già presente nell’abitazione ma solo la presenza di una serie di pannelli, in un numero tale che soddisfino l’esigenza del nucleo familiare, sul tetto dell’abitazione. La facilità di trovare collocazione ai pannelli consente davvero a chiunque di poterli installare senza dimenticare mai i numerosi vantaggi che si possono trarre. Naturalmente il costo sarà ammortizzato in circa 5 anni e il pannello fotovoltaico dovrà essere sostituito al termine del suo ciclo di vita.

In ogni caso è importante sottolineare che i pannelli fotovoltaici non inquinano e quindi contribuiscono a rispettare l’ambiente, cosa che invece non accade con l’uso, ad esempio, del gas. Si uniscono assieme così due tematiche importati, una legata al risparmio, l’altra al rispetto della natura, che oggi rappresenta, quest’ultimo, un tema molto dibattuto.

(fonte: pienosole.it 17/06/10)

RITORNO AL NUCLEARE, STOP DELLA CONSULTA

Dalla Consulta arriva la bocciatura del primo atto legislativo del Governo per il ritorno del nucleare in Italia. La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato incostituzionale l'articolo 4, commi da 1 a 4, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102.

Questo provvedimento apriva le porte alle procedure d'urgenza per la realizzazione di nuove infrastrutture per la produzione di energia elettrica, tra le quali le centrali nucleari. L’art. 4 prevede infatti che il Consiglio dei ministri possa individuare interventi relativi alla produzione, al trasporto ed alla distribuzione dell’energia, da realizzare con capitale prevalentemente o interamente privato, per i quali ricorrono particolari ragioni di urgenza in riferimento allo sviluppo socio-economico e che devono essere effettuati con mezzi e poteri straordinari (comma 1). La disposizione richiede la necessità dell’intesa con la Regione solo per l’individuazione degli interventi relativi alla produzione e non anche per quelli concernenti il trasporto e la distribuzione dell'energia.

Commissari straordinari
Il comma 2 prevede che il Governo nomini uno o più Commissari straordinari per la realizzazione dei suddetti interventi. Il Commissario straordinario può fissare, per l’attività occorrente per l’autorizzazione e l’esecuzione degli interventi in questione, termini più brevi rispetto a quelli ordinariamente previsti; inoltre, in tutti i casi in cui le amministrazioni non rispettino tali termini, può sostituirsi alle amministrazioni medesime nel compimento di tutta l'attività che sarebbe di loro competenza (comma 3). Con i provvedimenti di cui al comma 1, inoltre, sono individuate le strutture di cui si avvale il Commissario straordinario, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, nonché i poteri di controllo e di vigilanza del Ministro per la semplificazione normativa e degli altri Ministri competenti (comma 4).

Incostituzionalità dell'articolo
Su questo articolo Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e la Provincia autonoma di Trento avevano sollevato la questione della costituzionalità dinanzi alla Consulta. E la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 215 del 9 giugno 2010, ha rilevato la violazione degli art. 117, terzo comma, e 118, primo e secondo comma, della Costituzione, dichiarando illegittimo l’art. 4, commi da 1 a 4, del d.l. n. 78 del 2009.

Nel mirino della suprema corte di giustizia italiana, in particolare, da un lato la previsione d'urgenza degli interventi per la produzione dell'energia, da realizzare però con capitali privati, dall'altro la sottrazione dei poteri decisionali delle Regioni in materia. Secondo la Consulta, “trattandosi di iniziative di rilievo strategico, ogni motivo d’urgenza dovrebbe comportare l’assunzione diretta, da parte dello Stato, della realizzazione delle opere medesime.

Invece la disposizione impugnata stabilisce che gli interventi da essa previsti debbano essere realizzati con capitale interamente o prevalentemente privato, che per sua natura è aleatorio, sia quanto all’an che al quantum”. Inoltre “la previsione, secondo cui la realizzazione degli interventi è affidata ai privati, rende l’intervento legislativo statale anche sproporzionato.

Se, infatti, le presunte ragioni dell’urgenza non sono tali da rendere certo che sia lo stesso Stato, per esigenze di esercizio unitario, a doversi occupare dell’esecuzione immediata delle opere, non c’è motivo di sottrarre alle Regioni la competenza nella realizzazione degli interventi”. Pertanto, conclude la Consulta, “i canoni di pertinenza e proporzionalità richiesti dalla giurisprudenza costituzionale al fine di riconoscere la legittimità di previsioni legislative che attraggano in capo allo Stato funzioni di competenza delle Regioni non sono stati, quindi, rispettati”.

(fonte: casaeclima.com 21/06/10)

OIR: LE RINNOVABILI STIMOLANO INDUSTRIA E FINANZA

Nato come strumento per l’analisi e lo studio del settore delle eco-energie italiane, l’OIR, l’Osservatorio Internazionale sull’Industria e la Finanza delle Rinnovabili ha tra gli obiettivi principali quello di stimolare e lanciare proposte concrete per uno sviluppo del settore che sappia rendersi stabile e fruttuoso nel tempo. Con tali prerogative, quindi, anche quest’anno è stato presentato il Rapporto 2010 dell’OIR che attraverso tre diverse aree tematiche evidenzia successi e criticità delle FER (fonti energetiche rinnovabili), tematica centrale nell’agenda economica e politica sia a livello nazionale che globale, stimolata dagli obiettivi europei e dalle nuove scommesse energetiche di Stati Uniti ed economie in via di sviluppo.

In un panorama mondiale in cui la concorrenza tra le imprese è sempre più aspra l’Italia, nonostante l’impegno, affronta ancora oggi le conseguenze della deindustrializzazione dei passati anni ’80 e ’90 con ripercussioni soprattutto a carico del settore elettromeccanico che ha portato, nel 2009, a registrare l’1% delle vendite di turbine e caldaie a carico delle aziende italiane, con ingenti capitali finanziari diretti oltre frontiera. Da una parte economie forti nel settore delle eco-energie come Stati Uniti e Giappone e dall’altra paesi in via di sviluppo sempre più interessate all’acquisto di quote del mercato globale stanno mettendo l’Italia in una posizione scomoda: la nostra industria non riesce a competere con le produzioni indiane o cinesi e possiede solo pochi gruppi che producono componenti anche se di altissima qualità. Entrando nel dettaglio il panorama della produzione legata al settore delle rinnovabili italiane sembra essere così distribuito:
Fotovoltaico:
l’Italia eccelle nella produzione di inverter e di macchinari produttivi con scarsa incisività, al contrario, causa di un regime di incentivazione apparso da troppo poco tempo per rappresentare un aiuto concreto al comparto, risulta ancora indietro nella produzione di componentistica ad alto livello tecnologico. Concentrato sulla produzione di film sottile il settore punta alla riduzione del gap tecnologico anche mediante la costruzione di nuove strutture di produzione. Ne è un esempio lo stabilimento da 480 MW nato dalla joint venture Enel, Sharp e STM e di prossima realizzazione in Sicilia. Solare termico: il mercato italiano è in espansione ma ancora non soddisfa totalmente la domanda nazionale di collettori solari.

Eolico:
attualmente irrilevante nel panorama legato alla produzione di aerogeneratori la realtà italiana vanta un importante sito produttivo della danese Vestas presso la città di Taranto. La leadership mondiale è altresì ottenuta grazie alla produzione di riduttori, grazie alla quale è in grado di servire il 60% del mercato globale.

Biomasse:
grazie alla vasta presenza di termoelettrico sul territorio l’Italia risulta un attore di primo piano nell’industria delle biomasse, anche se non in tutti i settori di produzione e generazione energetica, con particolare valore riconosciuto nella produzione di macchinari di piccola taglia come turbogeneratori ORC e caldaie ad olio diatermico.

Biogas:
alcune aree della penisola si stanno impegnando nello sviluppo delle tecnologie per la creazione di impianti che sfruttano il biocarburante, anche se la progettazione e la costruzione attualmente risultano ancora indietro rispetto ai player esteri di Germania e Austria.

Idroelettrico:
presenza storica nel settore delle energie rinnovabili italiane. I costruttori nazionali, per quanto riguarda la parte edile, sono gli attori principali dei maggiori progetti a livello mondiale soprattutto in Africa e Sud America. Attivi anche nel mini hidro, ultimamente il settore risulta però in stallo a causa della crisi economica.

Geotermico:
nata in Italia, la tecnologia legata allo sfruttamento del calore della Terra è leader anche all’estero, soprattutto nei servizi legati alla perforazione e nella produzione di trivelle.

Per quanto concerne il settore investimenti nel panorama delle energie rinnovabili si evidenzia un flusso positivo soprattutto nel solare (pannelli a film sottile e celle organiche applicabili sui vetri delle finestre) con particolare impegno nel finanziamento del solare termico di grande taglia per la realizzazione di macchinari più efficienti che riducano la dipendenza dal silicio. Nell’eolico (piattaforme galleggianti) i finanziamenti continuano a crescere visto il potenziale di sfruttamento quantificato in un range che va da un minimo di 2000 MW ad un massimo di 4000 MW istallabili.

I flussi economici risultano notevoli anche per mezzo di iniziative interessanti nei comparti biomasse, per cui la Geoterm di Brescia vanta l’80% del mercato europeo geotermico, anche a bassa entalpia, e nell’emergente sfruttamento del moto ondoso e delle maree, settore ancora molto oneroso ma con ottime prospettive di crescita e di rendimento. A livello di infrastrutture si registra un incremento costante delle istallazioni per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili con problemi diffusi sul territorio relativi all’allacciamento alla rete nazionale soprattutto nel sud della penisola, dove spesso la capacità dei sistemi è ridotta dove sovraccarichi e congestioni sono all’ordine del giorno creando disagi ai consumatori. A tal proposito le direttive della Smart Grids European Technology Platform renderanno più semplice indirizzare gli obiettivi di ammodernamento e di efficientamento della rete per meglio soddisfare gli obiettivi energetici e gli standard di riduzione delle emissioni dannose legate alla produzione di energia, unitamente alla realizzazione di infrastrutture destinate allo sviluppo del mercato dei veicoli elettrici.

Quindi attraente e di continuo stimolo il settore delle energie pulite italiane si rivela uno dei comparti maggiormente attivi dal punto di vista finanziario, interessante per banche e privati che, nonostante la crisi hanno continuato, nel 2009, ad impegnare capitali per la produzione di energia low carbon. Seguendo l’esempio della Germania, leader nella cooperazione tra finanza e rinnovabili, l’Italia dovrebbe quindi adottare una strategia energetica nazionale in grado di consentire la sostenibilità economica degli investimenti, la presenza sempre maggiore delle energie pulite e una maggiore e più dettagliata diffusione della tutela ambientale su tutto il territorio mediante una burocrazia meno rigida e tramite un quadro legislativo più chiaro, che incrementi i programmi pubblici di sostegno e promozione della ricerca applicata.

(fonte: rinnovabili.it 22/06/10)

RIQUALIFICAZIONE E BONIFICA CAPANNONI: IN ALTO ADIGE IL FOTOVOLTAICO CONQUISTA I TETTI...DEGLI ALLEVAMENTI!

 Allevare con l'energia del sole? Accade a Montereale Valcellina (prov. di Pordenone), dove l'azienda alto-atesina Elpo Srl, con sede a Brunico, ha installato sopra i capannoni dell'allevamento di polli e galline della società Finipar Srl (Gruppo Sorelle Ramonda) un impianto fotovoltaico da quasi 1.000 KW di potenza, in grado di produrre fino a 1.186.000 KWh ogni anno.

La superficie delle stalle utilizzata – 10.700 m2 in totale – presa in affitto da Elpo, è stata precedentemente bonificata dall'amianto e dalla lana dei vetro, per poi essere ricoperta dai 7569 moduli solari che costituiscono l'impianto, ora integrato alla perfezione nell'architettura degli edifici. Un progetto che, oltre a produrre energia pulita, contribuirà a incrementare la conoscenza dell'Elpo in materia. Le prestazioni dei moduli fotovoltaici, infatti, verranno monitorate e analizzate dall'Accademia Europea di Bolzano (EURAC), centro di ricerca privato sulle fonti rinnovabili, al fine di individuare quali delle diverse tipologie di moduli utilizzati (Sunpower, Schüco, Heckert, Sharp, Day4, Azimut) sia la migliore. “Abbiamo conferito al progetto di Montereale Valcellina il valore aggiunto della Ricerca e Sviluppo” ha spiegato il presidente di Elpo, Robert Pohlin, “selezionando tra tutti i moduli attualmente disponibili sul mercato sei tipologie di cui poter testare sul campo le performance. In questo modo saremo in grado di offrire ai nostri clienti una consulenza sempre aggiornata, per guidarli nella scelta delle soluzioni più idonee alle singole esigenze”.

Entro una o due settimane l'impianto dovrebbe entrare in funzione e cominciare a produrre energia, energia che sarà poi venduta all'Enel. Pare proprio che gli unici a non aver fatto l'affare siano i polli e le galline degli allevamenti: pannelli solari o meno, loro continueranno a “vivere” rinchiusi in quei capannoni.

(fonte: greenme.it 22/06/10)

LG LANCIA IN COREA IL PRIMO CONDIZIONATORE D'ARIA IBRIDO CON PANNELLO SOLARE FOTOVOLTAICO INCORPORATO

Difficile prevedere se l'estate sarà torrida o meno, visto che gli eventi estremi, a causa dei mutamenti climatici, si sono triplicati rispetto a una trentina di anni fa, Ad ogni modo, se dovesse arrivare la cosiddetta “ondata di calore”, la contromossa più comune sarà accendere il condizionatore e chiudersi in casa. Le conseguenze? oltre al fresco, una bolletta della corrente salatissima.

Sarà per questo che LG Electronics ha pensato di lanciare sul mercato coreano il primo condizionatore con pannello solare incorporato. Questo elettrodomestico è infatti uno spietato energivoro, caratteristica che lo rende il principale responsabile dei ciclici black-out che colpiscono il nostro paese ogni estate. Perché quindi non prendere due piccioni con una fava, sfruttando la fonte stessa del consumo di energia – il sole – per produrre corrente elettrica e alimentare il condizionatore?

Detta così sembra facile; in pratica però, il piccolo pannello fotovoltaico applicato all'elettrodomestico LG è in grado di coprire solo una piccolissima parte del suo fabbisogno energetico: circa 70 watt/h. Una cifra, ad ogni modo, in grado di “dare una mano” al portafoglio, ma soprattutto all'ambiente, con un taglio alle emissioni si CO2 di quasi 22 kg l'anno. Il resto della corrente elettrica neccessaria sarà integrato dal circuito tradizionale dell'abitazione.

Ancora non si conosce il prezzo e la data di lancio dell'apparecchio in Europa, mentre per quanto riguarda le dimensioni, queste sono abbastanza contenute (circa 70 cm x 100). L'idea, comunque, non è affatto originale: due anni fa l'azienda americana GreenCore aveva messo in vendita qualcosa di simile, mentre l'estate scorsa è stata la volta della DuCool, con un sistema ibrido di aria condizionata alimentato a energia solare. Nel dubbio che si tratti dell'ennesimo caso di greenwashing, la cosa migliore da fare è accendere il condizionatore solo quando è davvero necessario, mantenerlo a una temperatura non inferiore ai 22 gradi, e soprattutto seguire pochi e utili consigli per combattere il caldo!

(fonte: greenme.it 21/06/10)

FOTOVOLTAICO IN EGITTO

L’energia fotovoltaica comincia a divenire un settore ormai appetibile per numerose aziende di tutto il mondo, si assiste ad un inarrestabile aumento dell’interesse verso quella che qualcuno si appresta a definire, la nuova energia del futuro. Difatti presto toccherà all’Egitto che allo scadere del 2011 inaugurerà il primo impianto solare termodinamico. Sembra che si tratti di un progetto dall’enorme portata innovativa data la potenza dell’impianto che permetterà al Paese di raggiungere una posizione di spicco nel panorama delle rinnovabili data la possibilità di contare su una capacità energetica complessiva di ben140 MW.

Grazie alla potenza ottenuta, difatti, sembra che l’impianto arriverà a posizionarsi addirittura al quarto posto nella classifica dei migliori impianti ad energia solare in tutto il mondo. A confermarlo, il Ministero dell’elettricità e dell’energia egiziano che, tramite il proprio sito web ha reso note alcune principali informazioni al riguardo. assolutamente strategico per il Governo e per l’economia del paese che, nell’arco di meno di trent’anni, rischia di rimanere completamente a secco di carburanti visto che i principali giacimenti di gas e petrolio stanno oramai per esaurirsi.

Una nuova centrale solare, insomma, che spiana la strada ad un intero Paese la cui cultura bio-energetica sembra essere ancora agli albori nonostante l’obiettivo di produrre, entro 2020, il 20% di energia ricavata da fonti rinnovabili. Si tratta di un obiettivo assolutamente ambizioso, che mira a portare avanti uno sviluppo che si impronti sui concetti di sostenibilità e risparmio che ben si conciliano con rispetto e cura dell’ambiente. Un nuovo piano energetico che ben presto potrà sfruttare una delle più grandi energie pulite di cui la terra gode ma che ancora stenta ad utilizzare nel modo più adeguato.

(fonte: pienosole.it 23/06/10)


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