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NEWSLETTER SOUTHENERGY
Aggiornata al 20/06/2011 |
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AVVIATO
IN PUGLIA IL CENSIMENTO DEGLI
IMPIANTI DA ENERGIE RINNOVABILI
AUTORIZZATO CON DIA
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La
procedura,
interamente
telematica,
consentirà
alla
regione
di
programmare,
regolare
e
controllare
le
installazioni.
In
Puglia
ha
preso
il
via
in
aprile
il
censimento
degli
impianti
di
energie
rinnovabili
autorizzati
dagli
Enti
Locali.
La
procedura,
interamente
telematica,
è
attiva
sul
portale
www.sistema.puglia.it.
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Le
Province
e i
Comuni
potranno
così
registrare
le
informazioni
relative
agli
insediamenti
di
energie
pulite
presenti
nei
propri
territori
ed
avviati
con
la
Dichiarazione
di
Inizio
Attività
(DIA)
rilasciate
dai
Comuni.
“Il censimento
degli impianti è necessario per
programmare e regolare meglio gli
insediamenti, ma anche per
controllarli” spiega una nota di
Regione Puglia. “Attività
impossibili senza un efficace
scambio di dati tra le istituzioni
coinvolte, cioè la Regione che
concede l’autorizzazione unica per
gli impianti industriali, i Comuni
ai quali si presenta la DIA per gli
impianti minori e civili, le
Province che effettuano le
valutazioni ambientali”.
Proprio in
questo modo lo ha presentato la
vicepresidente e assessore allo
Sviluppo economico Loredana Capone:
«La Regione Puglia ha promosso e
continuerà a promuovere l’energia
prodotta da fonti rinnovabili.
Tuttavia è necessario proteggere il
territorio, per questo è
fondamentale sapere quanti impianti
sono stati avviati con la DIA e dove
si trovano.Adesso è necessario che
anche i Comuni e le Province
procedano il più presto possibile
all’inserimento dei dati. Questa
attività ci mette nelle condizioni
di controllare gli insediamenti e
prevenire così attività speculative
o criminali».
|
| (Fonte:
SolareB2B) |
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IL PRIMO RISTORANTE A
BASSO IMPATTO AMBIENTALE ED
ENERGETICO
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Il primo
ristorante a basso impatto
ambientale ed energetico è il
McDonald's di Lainate, in provincia
di Milano. Si alimenterà
energeticamente solo con la luce del
sole, la forza del vento e il
riutilizzo delle proprie biomasse.
Al momento, grazie a un impianto di
generazione, è autonomo al 90% ed
entro tre mesi lo sarà al 100%
grazie a un impianto all'avanguardia
di trigenerazione che utilizzerà
l'olio alimentare esausto come
carburante.
La struttura del nuovo ristorante è
antisismica e all'interno vi è un
sistema di supervisione e gestione
intelligente, per le utenze
elettriche e termiche, chiamato
"Einstein" che comunica in tempo
reale ai visitatori i dati di
consumo e di risparmio del
ristorante su monitor posizionati
all'entrata.
Gli accorgimenti utilizzati vanno
dall'asfalto ecoattivo (colpito
dalla luce solare aziona un
principio di riduzione degli agenti
inquinanti), alle nuove generazioni
di impianti frigoriferi che
permettono un risparmio di energia
dal 16% al 28%.
Nell'area parcheggio sono inoltre
situate delle torrette per la
ricarica gratuita delle vetture
elettriche.
Oltre agli impegni del protocollo di
Kyoto, l'azienda è impegnata entro
il prossimo anno, e cioè entro il
2012, ad:
- utilizzare in tutti i ristoranti
energia rinnovabile certificata
- avere l'intera flotta di
distribuzione alimentata al 100% con
biodiesel
- avere l'intero parco auto
aziendale ibrido o a bassa emissione
di anidride carbonica.
|
| (fonte:
blogsfere.it) |
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IN BELGIO ARRIVA IL
TRENO SOLARE
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Non
un
solo
treno,
ma
quattromila:
tanti
saranno
i
convogli
in
Belgio
che
viaggeranno
ogni
anno
grazie
all'energia
solare.
Il
primo
treno
'verde'
e'
partito
dalla
stazione
di
Anversa
e
l'impresa
e'
stata
resa
possibile
grazie
all'installazione
di
16.000
pannelli
fotovoltaici
su
un
tunnel
della
linea
ad
alta
velocità
che
collega
Parigi
ad
Amsterdam,
nei
comuni
fiamminghi
di
Brasschaat
e
Schoten.
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Il
progetto
del
'tunnel
del
sole',
costato
15,7
milioni
di
euro,
copre
una
superficie
complessiva
equivalente
a
circa
otto
campi
da
calcio
ed
e'
lungo
3,4
km.
L'energia
prodotta,
che
si
stima
arrivi
a
circa
3.300
MWH
di
elettricita'
ogni
anno,
potrebbe
alimentare
quasi
mille
famiglie.
La nuova fonte
'verde' servira' sia alla
circolazione di quattromila treni
all'anno, anche ad alta velocita',
sia ad alimentare infrastrutture
ferroviarie come segnaletica,
riscaldamento in stazione,
illuminazione. Con il progetto
saranno tagliate 2.400 tonnellate di
CO2 l'anno e secondo il gestore
Infrabel rappresenta un'esperienza
unica di questo tipo a livello
europeo, perche' l'infrastruttura
non alimenta solo i treni, ma si
autorifornisce di energia.
|
| (fonte: ansa.it) |
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VITTORIA REFERENDUM! ORA
RINNOVABILI A TUTTO GAS
|
Gli
eccezionali
risultati
del
referendum
impongono
con
urgenza
una
riflessione
sulle
scelte
energetiche
del
paese.
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Qualunque
sarà
l’esito
politico
della
sconfitta
dell’attuale
esecutivo
-
Berlusconi
bis,
governo
di
transizione,
nuove
elezioni
– è
evidente
che
le
istituzioni
italiane
dovranno
operare
una
decisa
rivisitazione
della
strategia
energetica,
con
un’accelerazione
delle
politiche
delle
Rinnovabili
dell’Efficienza
e
delle
Smart
grids
(RES).
Questo è uno straordinario momento
per il nostro Paese che deve
attrezzarsi per immettersi nella
scia dell’esaltante sfida tedesca
sull’energia e sul clima. Va
ribaltata l’attuale politica di
retroguardia, che ci ha portati, ad
esempio, ad allearci con la Polonia
per tentare di bloccare la proposta
fatta propria il mese scorso anche
dalla Commissione ambiente del
Parlamento europeo di innalzare al
30% l’obbiettivo di riduzione dei
gas climalteranti al 2020.
Vanno invece definiti con lucidità e
rapidità gli obbiettivi per il 2020,
ma anche per il 2050. Partendo dal
vincolo delle emissioni di anidride
carbonica che fra quarant’anni dovra
nno essere tagliate dell’80%
rispetto ai valori del 1990. Per
farlo è indispensabile puntare a
soddisfare il 100% della domanda
elettrica con le rinnovabili.
Dunque, imponiamo che in tempi brevi
venga delineata una strategia
energetica innovativa per il paese,
che si tenga una conferenza
nazionale sull’energia e che si
rivedano le politiche della ricerca
e dell’incentivazione delle imprese
dando un’assoluta priorità ai
settori delle RES che devono
diventare un motore della ripresa
economica del paese.
|
| (fonte
QualEnergia.it) |
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L'ENEA PRESENTA IL NUOVO
PROGETTO MOMO PER RIDURRE L'IMPATTO
DELLA MOBILITA' INDIVIDIALE
|
L’ENEA
e il
Ministero
dell’Ambiente
hanno
presentato
oggi
a
Roma
MOMO
(MOre
options
for
energy
efficient
MObility
through
car-sharing)
il
progetto
europeo
che
ha
l’obiettivo
di
sviluppare
l’efficienza
energetica
nella
mobilità
attraverso
il
ricorso
al
car-sharing,
ovvero
la
condivisione
tra
cittadini
dell’utilizzo
di
un’automobile
non
di
proprietà.
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Considerando che
in Europa l’80% delle vetture
circolanti in città viaggia non più
di 60 minuti al giorno trasportando
in media 1,2 persone, il car sharing
consente di diminuire le auto in
circolazione e aumentare il numero
dei parcheggi disponibili.
In Italia, il
servizio di car sharing è
disponibile in 15 città ed è
utilizzato da oltre 16 mila utenti.
Secondo uno studio ENEA- ICS
(Iniziativa Car Sharing), il
vantaggio economico dipende dalle
tariffe applicate e si riduce al
crescere della percorrenza: con
riferimento alle tariffe praticate
in Europa, la soglia di convenienza
si attesta intorno ai 10.000
chilometri annui.
Sviluppatosi con successo in
Svizzera e sempre più diffuso nel
Nord Europa, il car sharing è uno
dei nuovi strumenti della mobilità
sostenibile che offre un approccio
inedito alle quattro ruote: si
compra l’uso effettivo del mezzo
anziché il mezzo stesso, una
soluzione ideale per spostamenti
brevi e frequenti.
Per accedere al servizio ci si
associa ad un circuito che gestisce
una flotta di veicoli: dietro
pagamento di un costo fisso e uno
variabile legato alla durata
dell’utilizzo, l’utente può
prenotare e prelevare in qualsiasi
momento il veicolo richiesto
dall’area di parcheggio più vicina.
Finanziato dall’Unione Europea
tramite il programma IEE,
Intelligent Energy Europe, in
partnership con l’ENEA e il
Ministero dell’Ambiente, il progetto
MOMO è coordinato dalla città
tedesca di Brema e vede coinvolti 14
partner provenienti da 8 città
europee, tra cui le cui le città
italiane del circuito car sharing
(ICS).
Nel corso del convegno odierno sono
state illustrate le potenzialità del
car sharing nella riduzione
dell’impatto della mobilità
individuale e i rappresentanti di
municipalità italiane ed estere
hanno presentato le esperienze di
maggior successo realizzate nelle
rispettive città.
|
| (fonte:
QualEnergia.it) |
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CARTA AL TOP CON LA Più
ALTA PERCENTUALE DI RICICLO,
FANALINO DI COSA LA PLASTICA
|
E'
la
carta
il
materiale
con
la
più
alta
percentuale
di
riciclo,
mentre
fanalino
di
coda
è la
plastica.
E'
quanto
emerge
dai
dati
elaborati
dai
Consorzi
che
si
occupano
di
riciclo
degli
imballaggi.
Tutti
i
materiali
si
collocano
al
di
sopra
degli
obiettivi
stabiliti
a
livello
comunitario
e
nazionale
con performanche
che
se
in
termini
assoluti
vedono
in
testa
la
carta
in
termini
percentuali
rispetto
agli
obiettivi
vedono
in
testa
legno
e
plastica.
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A
livello
complessivo,
considerando
tutti
i
materiali
utilizzati
negli
imballaggi
il
recupero
nel
2010
si
colloca
intorno
al
65%
a
fronte
di
un
obiettivo
previsto
del
55%.
Passando
ai vari materiali l'80,5% della
carta è stata riciclata a fronte di
un obiettivo previsto del 60%. Segue
con il 72% del materiale riciclato
l'allumino per il quale è previsto
un obiettivo del 50%. Stesso
obiettivo per l'acciaio che comunque
recupera per il riciclo il 70,2% del
materiale. Per il vetro a fronte di
un obiettivo di recupero fisssato al
60% nel 2010 ci si attesta al 68%.
Passando al legno si registra un
riciclo pari al 60,3% a fronte di un
obiettivo del 35%, con il delta di
incremento più significativo tra
obiettivo previsto e materiale
effettivamente riciclato. In buona
posizione anche la plastica che a
fronte di un obiettivo del 26%
ricicla 34,3%.
|
| (fonte:
Androkonos.it) |
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ECCO COSA CAMBIA DOPO I
REFERENDUM, SETTORE PER SETTORE
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I
risultati
dei
quattro
referendum
produrranno
da
subito
effetti
di
carattere
legislativo
ma
anche,
forse
soprattutto,
politico.
Ecco
che
cosa
cambia,
quesito
per
quesito,
nei
vari
settori
sottoposti
al
giudizio
degli
elettori:
Liberalizzazioni
servizi
pubblici,
stop
alla
stagione
delle
gare
per
i
nuovi
gestori.
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Le
conseguenze
della
vittoria
del
sì
al
referendum
sulla
liberalizzazione/privatizzazione
dei
servizi
pubblici
locali
(acqua,
rifiuti,
trasporto
locale
su
gomma)
vanno
distinte
tra
il
piano
giuridico-formale
e
quello
politico-culturale.
Da
un
punto
di
vista
strettamente
formale,
sono
tre
gli
effetti
più
rilevanti
dell'abolizione
dell'articolo
23-bis
del
decreto
legge
112/2008
e
dell'articolo
15
del
Dl
135/2009
che
aveva
modificato
il
primo.
Il primo effetto
formale è il superamento del divieto
esplicito per gli enti locali di
affidare le gestioni a proprie
aziende in house senza gara. La
legislazione introdotta dalla
riforma Fitto-Ronchi, pur prevedendo
alcune eccezioni, era più rigorosa
delle norme europee sull'affidamento
alle aziende pubbliche, cioè rendeva
più difficile l'affidamento senza
gara a un'azienda pubblica
controllata al 100% dagli enti
locali. Sul piano dell'ordinamento
interno si torna al cosiddetto
"emendamento Buttiglione"
all'articolo 14 del decreto legge
269/2003 che aveva legittimato l'in
house senza gara.
Il secondo effetto è lo stop alla
stagione di gare per l'affidamento
dei servizi a nuovi gestori che si
sarebbe dovuta avviare dalla fine di
quest'anno e poi via via fino al
2015 per la scadenza anticipata
delle gestioni illegittime
(concessioni senza gara a privati e
ad aziende pubbliche in house).
Salta anche la possibile
privatizzazione del 40% delle
aziende pubbliche cui gli enti
locali erano chiamati solo nel caso
rifiutassero di affidare il servizio
con gara e lo mantenessero in capo
alle loro aziende. Salta anche
l'obbligo degli enti locali di
scendere sotto il 30% nel caso di
società quotate che non abbiano
vinto con gara il servizio.
|
 |
Il
terzo
effetto
è
che
per
gli
affidamenti
del
futuro
si
attenuerà
molto
l'obbligo
della
gara
per
l'affidamento
dei
servizi
che
veniva
sancito
in
modo
inequivocabile
dal
decreto
Ronchi-Fitto.
Si
può
dire
che
in
termini
concreti,
la
norma
vale
per
il
futuro
e
che
le
gestioni
attuali
non
subiscano
variazioni.
Anzi,
vengono
salvate
le
gestioni
affidate
senza
gara
che
sarebbero
giunte
al
termine.
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E'
chiaro
tuttavia
che
sul
piano
politico-culturale
e
per
il
medio-lungo
periodo
il
referendum
introduce
un'ostilità
verso
le
gestioni
private
e
miste,
costituendo
una
spinta
a
ripubblicizzare
anche
quel
30%
di
gestioni
dell'acqua
che
oggi
vedono
una
qualche
forma
di
partecipazione
di
società
privata
o
quotata.
Enrico
Rossi, presidente della Regione
Toscana, che è la Regione che più
aveva puntato sul modello misto
negli ultimi 15 anni, ha già detto
in un'intervista al Sole 24 Ore che
sarà necessaria una legge nazionale
che tuteli i diritti dei privati
gestori, ma in qualche modo li
accompagni verso l'uscita da subito.
Inoltre, la riforma Fitto-Ronchi
chiudeva definitivamente la stagione
dell'in house che ha imperversato da
noi dal 2003, a dispetto dei paletti
europei. E' la volontà politica
delle amministrazioni locali, senza
distinzione di colore politico, a
imporsi senza un obbligo rigoroso ed
esplicito di rispetto di regole di
concorrenza e trasparenza. Comuni e
Province, con poche eccezioni, hanno
sempre difeso strenuamente il loro
conflitto d'interesse di un servizio
gestito da proprie aziende.
Con la
vottoria del sì al referendum sulla
tariffa idrica,
viene cancellata la «adeguata
remunerazione del capitale
investito» dagli elementi che
contribuiscono a formare la tariffa
pagata dai cittadini per la
fornitura dei servizi di
distribuzione dell'acqua, di
depurazione e di fognatura. Restano
ferme le altre componenti della
tariffa idrica previste dal primo
comma dell'articolo 154 del decreto
legislativo 152/2006 (codice
ambientale).
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Oggi
l'adeguata
remunerazione
del
capitale,
che
copre
l'ammortamento
degli
investimenti
al
lordo
dei
costi
finanziari
del
debito,
è
fissata
al
7%.
Interpretata
alla
lettera,
l'eliminazione
della
remunerazione
del
capitale
investito
comporterebbe
la
possibilità
di
realizzare
investimenti
soltanto
con
contributi
pubblici
a
fondo
perduto.
Una
rigidità
inostenibile,
considerando
le
difficoltà
della
finanza
pubblica.
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Anche
tra
i
sostenitori
del
referendum
si
sostiene
quindi
che
sarebbe
necessaria
una
nuova
legge
per
regolamentare
il
finanziamento
degli
investimenti,
probabilmente
nella
direzione
di
una
riduzione
dell'attuale
misura
della
remunerazione
e al
tempo
stesso
di
una
riformulazione
del
concetto
di
capitale
investito,
più
legata
all'organizzazione
complessiva
del
servizio.
Per gli investimenti già
in essere difficile pensare a una
ridefinizione d'autorità delle
condizioni e dei contratti. Si andrà
avanti secondo le modalità già
stabilite o sarà necessaria ua legge
per ridefinirle.
Sul piano politico, il sì al
referendum sulla tariffa idrica
rafforza l'allontanamento delle
imprese private (anche di natura
finanziaria e bancaria) dal mondo
dei servizi pubblici locali |
| (fonte:
ilsole24ore.com) |
| |
I dieci motivi per
votare "sì" e dimenticarsi delle
centrali
|
Il nucleare non è
sicuro. In base al calcolo delle
probabilità, ci dovrebbe essere un
meltdown di un reattore (la fusione
del combustibile, l'incidente più
temuto) ogni 250 anni. Ne abbiamo
avuti cinque (Three Mile Island,
Cernobyl e tre a Fukushima) in 50
anniNon è solo un problema di
tecnologie più o meno sicure. È
anche un problema di banale
manutenzione quotidiana
L'Italia è un paese sismico. Meno
del Giappone, ma con la sua quota di
devastanti terremoti (e tsunami,
come a Messina nel 1908). La zona
meno soggetta è una stretta striscia
fra Piemonte e Lombardia, ma i siti
previsti dal governo prevedono aree
a rischio "moderato". La scienza dei
terremoti è però giovane e
approssimativa, come dimostra il
recente caso giapponese, dove gli
scienziati non si aspettavano un
sisma così violento.
L'incubo delle scorie. Restano
radioattive e pericolose per
centinaia di migliaia di anni. Oggi,
nel mondo, queste "bombe sporche"
sono accatastate a fianco delle
centrali. Nessuno è riuscito a
trovare e costruire un deposito
sicuro e permanente. I francesi lo
stanno progettando (a carico dello
Stato): costerà 15 miliardi di euro,
quasi quanto tre centrali atomiche.
Il nucleare che viene dall'estero.
Assai poco. Secondo le stime
ufficiali, l'1,5% dell'elettricità
italiana proviene dal nucleare
straniero. E le centrali straniere
sono a non meno di 100 chilometri
dai nostri confini, oltre la fascia
più pericolosa
L'effetto serra. È la carta migliore
a disposizione dei nuclearisti. Ma
va vista in proporzione. Senza
centrali atomiche, il mondo, oggi,
produrrebbe 2 miliardi di tonnellate
di Co2 in più. Una cifra importante,
ma non decisiva: trasformare a gas
le attuali centrali a carbone
consentirebbe di risparmiarne di
più.
La dipendenza energetica. Quale? Le
macchine continueranno ad andare a
benzina, che il nucleare non
produce. Quanto all'elettricità, il
gas, oggi, con le nuove fonti non
convenzionali, è diventato economico
e abbondante. In futuro ne
importeremo sempre di più da Usa,
Polonia e Sudafrica e sempre meno da
Russia e Libia.
Lo sviluppo delle rinnovabili.
Grandi centrali nucleari
presuppongono una rete di
distribuzione molto concentrata, che
unisce grossi centri di consumo a
grossi centri di produzione. Tutto
il contrario delle rinnovabili, che
hanno bisogno di una rete
(produzione - distribuzione) molto
leggera e diffusa.
Costa troppo. Il prezzo di un
kilowattora nucleare è dato dal
costo di costruzione della centrale
che lo produce. Questo costo
continua a salire. Le centrali
proposte dall'Enel costerebbero,
oggi, 6-7 miliardi di euro l'una,
quanto basta per mettere il kw
nucleare fuori mercato. Questo
sovracosto ce lo troveremmo in
bolletta.
Affari e occupazione. La metà degli
appalti di una centrale riguarda, in
realtà, reattore e turbine, che
compreremmo chiavi in mano
dall'estero. A regime, finita la
fase di costruzione, una centrale
impiega poche centinaia di persone.
In Germania, 40 mila persone
lavorano nel nucleare, 440 mila
nelle rinnovabili.
Se ne può fare a meno. Anche con un
rilancio immediato, il nucleare non
è una risposta ai problemi di oggi
dell'energia italiana. Sarebbe una
risposta ai problemi di domani: con
i tempi di costruzione di una
centrale, il nucleare non darebbe un
apporto significativo prima del
2025-2030. A quella data, secondo il
piano Enel, dovrebbe fornire il 12,5
% del fabbisogno di elettricità.
Secondo alcuni studi, fra vent'anni,
le rinnovabili italiane (solare,
vento, piccolo idroelettrico,
geotermia) potrebbero arrivare a
soddisfare il 36 % del fabbisogno.Si
può essere meno ottimisti e puntare
obiettivi meno ambiziosi del 36 %.
Contro il 12,5% che dovrebbe
assicurare il nucleare italiano, i
tedeschi contano di portare dal 17
al 38% - venti punti in più - la
loro quota di rinnovabili. Entro il
2020.
|
| (fonte:
Repubblica.it) |
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