|
Fotovoltaico: Italia in prima fila per la competitività
|
|
09 febbraio 2009 |
Ha fatto
scalpore, tra gli addetti ai lavori, uno studio della
McKinsey che indicava due Paesi al mondo come i più vicini,
oggi, alla "grid parity" fotovoltaica. Ovvero a quel punto
di pareggio in cui una cella solare, sotto un cospicuo
irraggiamento, riesce a produrre elettricità a costi uguali,
o persino inferiori a quelli prevalenti di mercato.
E l'Italia, caratterizzata dalle sue tariffe elettriche più
care del 30% rispetto alla media europea e, insieme, da un
robusto irraggiamento naturale, è stata valutata dagli
analisti della McKinsey global Foundation come il secondo
candidato mondiale alla rottura del filo di lana
fotovoltaico: elettricità realmente competitiva con le fonti
fossili.
Ma le cose stanno davvero così? Heinz Ossembrink,
responsabile dell'unità per le energie rinnovabili del
centro di ricerca comunitario di Ispra, da oltre vent'anni,
con il suo gruppo, misura il fotovoltaico europeo e
internazionale. «La "grid parity" stabile, con il progresso
delle tecnologie e la riduzione nei costi arriverà
all'incirca, nelle previsioni condivise, al 2012 – osserva –
ma già l'estate scorsa, sulla borsa elettrica del Gme vi
sono stati numerosi casi di richieste spot di picco diurno
giunte a 50-60 centesimi per chilowattora. E alcune di
queste sono già state soddisfatte da forniture via
rinnovabili». Si tratta, per ora di casi piuttosto estremi.
«Ma, soprattutto nel Sud Italia, la barriera del l'economicità
comincia a essere superata, e non solo per poche settimane
all'anno».
Per Ossembrink è la leva per una previsione: «La nascita,
nei prossimi anni, di operatori a energie rinnovabili
combinate e integrate, di massa critica sufficiente, capaci
di sfruttare al meglio le situazioni di picco, e di
adattarsi con flessibilità al mercato».
Un esempio viene da un esperimento in corso guidato dal
l'Università di Kassel per conto del Governo tedesco: la
simulazione di un impianto energetico combinato, da 40
megawatt, che integra 36 impianti da biomasse, pompaggio
d'acqua in bacini idroelettrici, campi eolici e fotovoltaici.
«Ebbene, un impianto a rete di questo tipo sarebbe
ampiamente capace di soddisfare la domanda elettrica in ogni
punto dell'anno, anche nei suoi picchi stagionali». Sfatando
il mito di rinnovabili incostanti, destinate a un futuro
marginale.
«Nei prossimi anni cominceranno ad emergere operatori ibridi
di questo tipo – prevede Ossembrink – che si avvantaggeranno
da crescenti masse critiche e insieme dalla riduzione dei
costi insito nello sviluppo della tecnologia fotovoltaica.
Il loro punto critico starà nello storage. I pompaggi
possono essere molto costosi. In inverno, per esempio, i
picchi sono nelle ore serali. E uno storage di energia
persino di poche ore, anche fatto con sistemi di batterie,
potrà fare la differenza».
Operatori di picco, quindi, agili e capaci di evolvere. «Con
strutture energetiche anche, per così dire, in
multiproprietà, ma gestite in modo coordinato. E casi di
questo genere, almeno in Germania, cominciano a emergere».
La traiettora, secondo Ossembrink, verso gestori
profittevoli e di mercato. E non più dipendenti dai sussidi
pubblici.
|
<< Torna alle news
|
|
|
|